Tav, gli attivisti al presidio di Susa
“Siamo caduti in trappola”
I militanti rilanciano dopo la notte
di violenza: «Non c’è scelta: buttarli nel burrone o lasciarci massacrare»
di violenza: «Non c’è scelta: buttarli nel burrone o lasciarci massacrare»
SUSA
«È l’ennesimo atto di prepotenza, violenza inaudita da parte di coloro che stanno violentando la nostra vita e la nostra valle. Ma noi lotteremo fino a quando non avremo vinto». Il giorno dopo la notte degli scontri, dei feriti e degli arresti il movimento No Tav rilancia le sue parole d’ordine. Oltre cinquanta attivisti, tra cui alcuni leader della protesta, si ritrovano al presidio di Susa. E contrattaccano. «Ci hanno teso una trappola», dicono. «Sono piombati fuori dalle reti e ci hanno circondati. Da una parte la scarpata, dall’altra il costone. Non avevamo scelta: buttarli nel burrone o farci massacrare».
Il movimento denuncia violenze sui manifestanti trasportati dentro il cantiere, 63 feriti (alcuni con fratture) e soprattutto un cambio di pelle nella strategia delle forze dell’ordine, testimoniata - a loro avviso - dalla presenza di due magistrati in Valsusa ieri notte.



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