venerdì 19 luglio 2013

latte e derivati

Maggior rischio di Parkinson per chi consuma molto latte e latticini

Maggior rischio di Parkinson per chi consuma molto latte e latticini

Che il latte faccia bene agli adulti è una faccenda che, col passare del tempo, è messa in dubbio da più parti. Una ricerca americana, ad esempio, dimostra che c’è una forte correlazione tra un elevata quantità di latticini consumati e l’insorgere della malattia di Parkinson.

È noto che gli adulti in grado di digerire bene il latte sono pochi, in quanto la maggior parte di noi perde un enzima (lactase) in grado di scindere il lattosio presente nei latticini e renderlo digeribile. Per chi non digerisce il lattosio i danni sono molteplici, dapprima concentrati a livello gastro-enterico e, col trascorrere degli anni, anche più diffusi.
Si sospettava già da tempo l'esistenza di una correlazione tra l'eccessivo consumo di latte e l'insorgenza senile o pre-senile della malattia di Parkinson, una grave malattia degenerativa che colpisce la “sostanza nera” una ristretta zona del sistema nervoso centrale provocando così una serie di sintomi motori come tremori e difficoltà di movimento e altri meno visibili ma altrettanto invalidanti.
Una ricerca ad amplissimo raggio e di lungo periodo (su una popolazione di oltre 130.000 persone tenute sotto osservazione per nove anni), pubblicata sull'American Journal of Epidemiology, conferma la fondatezza di questo sospetto in modo chiaro.
I pazienti, tra quelli osservati – la cui dieta conteneva un consumo più elevato di latticini – hanno mostrato una tendenza a contrarre il Parkinson superiore del 60% rispetto a quelli che ne assumevano quantità inferiori (circa un decimo, cioè 80 grammi al giorno contro 800).
Secondo gli studiosi, diretti dal dottHonglei Chen – dell'Istituto di ricerche ambientali della Carolina del Nord – è il latte a spiegare questa correlazione, in misura molto più elevata che tutti gli altri suoi derivati (yogurt, formaggi). Lo studio ha consentito anche di escludere che la correlazione stessa, più significativa di quanto ci si sarebbe aspettato, sia dovuta solo e in particolare ad alcune sostanze presenti nel latte, come il calcio, i grassi o la vitamina D. C’è invece un legame diretto tra l’alimento latte in sé e il rischio di contrarre la malattia di Parkinson.
Questa correlazione è emersa con incontestabile evidenza per gli uomini, ma in misura non significativa per le donne: nella popolazione osservata dai ricercatori, ad esempio, benché le donne fossero circa il 15% più degli uomini, ad ammalarsi sono stati 250 maschi contro 138 femmine.
Non si consoce il perché di questa maggiore predisposizione maschile a contrarre il Parkinson ma, del resto, sono ancora quasi completamente sconosciute le cause stesse della malattia.
Questo importante studio americano apre prospettive nuove sulla prevenzione delle malattie neurodegenerative e conferma – una volta di più – che i danni provocati da un'alimentazione squilibrata sono capaci di estendersi in modo inarrestabile, coinvolgendo l'intero organismo.
Tra l’altro, è da molti anni che viene contestata l’affermazione che il latte e i latticini prevengano l’osteoporosi, anzi, da più parti si evidenzia una correlazione proprio tra l’eccessivo uso di latticini e l’insorgere dell’osteoporosi stessa!
Ricercatori della Harvard School of Public Healt, analizzando i vari studi sul consumo di latticini, nel 2005 scrivevano: “Il consiglio di bere tre bicchieri di latte scremato o di mangiare tre porzioni di altri latticini al giorno, per prevenire l'osteoporosi, è semplicemente un ulteriore passo nella direzione sbagliata”.
Alcuni ricercatori spiegano questo fenomeno partendo dalla scarsa digeribilità dei latticini (soprattutto il latte fresco) negli adulti, cosa che ciò renderebbe il sangue molto acido, innescando un processo attraverso il quale il corpo, per compensare l'acidità, preleva direttamente il calcio che è già presente nelle ossa.
Una dieta con più quantità di vegetali che proteine animali è ormai assodato che conduca a una qualità di vita migliore e a una resistenza maggiore all’invecchiamento e alle malattie. Ad esempio, per prevenire l’osteoporosi, ci sono validissimi integratori naturali di calcio come i semi di sesamo (i più ricchi in assoluto), le mandorle, le nocciole, i ceci, le cime di rapa e i broccoli.
  
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