mercoledì 28 gennaio 2015

STANNO VENDENDO LA NAZIONE E NESSUNO LI FERMA


Acqua, luce, gas. Perché il Pd vuole privatizzare i servizi pubblici fondamentali? Perché gliel’hanno ordinato gli speculatori: la finanza ci guadagna di più e non rischia niente. Ecco il motivo dell’invocata modifica del Titolo V della Costituzione, che tuttora affida agli enti locali il controllo delle reti di distribuzione. Tutto iniziò con Franco Bassanini, attuale presidente della Cdp, la Cassa Depositi e Prestiti. Già socialista, poi transitato al Pds: fu lui, ricorda Paolo Barnard, a sferrare il primo storico attacco alla gestione pubblica dei servizi degli enti locali, le “utility”. Risultato: la legge 267 del 2000, figlia del lavoro svolto negli anni ‘90 da questo tecnocrate europeista. Bassanini «obbediva al già infame trattato Gats dell’Organizzazione Mondiale del Commercio di Ginevra», cioè il trattato del Wto che «mirava a mettere nelle mani degli speculatori internazionali (cioè privatizzare) i tuoi servizi essenziali, come scuola, sanità, assistenza sociale, cimiteri, anagrafe, acqua, luce, gas». Poi il Gats «si è impantanato», ma niente paura: oggi rientra dalla finestra col nome di Tisa ed è collegato al Ttip, il Trattato Transatlantico sul commercio.
Dopo le “limature” di Prodi e D’Alema alla fine degli anni ’90, continua Barnard, oggi Renzi «vuole portare la stoccata finale alla privatizzazione dei servizi enti locali». Domanda: «Ma perché tutta ’sta furia del Pd (coccige di Wall Street) a fare ’ste “riforme”?». La risposta è persino banale: «Gli investitori sanno da tempo che investire in un servizio “utility” rende molto di più e si rischia molto di meno che investire nelle banche». Per la precisione, «significa che uno speculatore/investitore americano o russo o cinese guadagna molto di più, e rischia 9 volte di meno!, a investire nell’acqua o nel gas di un Comune che li privatizza piuttosto che a investire in Unicredit o Intesa o Bank of America o Bnp Paribas o Deutsche Bank». Non ci credete? «Non credete che mettere 1 milione di dollari sull’acqua sia mooolto meglio che metterli nelle super-potenti banche?». Il modello, continua Barnard, viene ovviamente dall’America: «Le “utility”, cioè proprio i servizi locali di acqua, luce e gas, hanno garantito agli investitori americani degli utili dall’80% al 50% di media!».
Rendimenti stellari, se paragonati ai settori finanziari classici, le mega-banche: ai suoi investitori, Jp Morgan ha garantito il 30%, mentre Bank of America «un miserabile 4%», e un colosso come Citigoup «un’agonia dello 0,9%». Senza contare i debiti, naturalmente: «Imparate che il rapporto fra i debiti di una banca e il suo capitale (azioni) si chiama “leverage ratio”. Più alto è il debito e più basso è il capitale, più c’è “leverage” (rischio). Gli investitori hanno sempre guardato a questo rapporto debiti-capitale quando hanno messo soldi in banche o in “utility”. Oggi – aggiunge Barnard – la realtà che gli Stati Uniti hanno insegnato all’Europa è che chi investe in banca si becca in media un “leverage” di 1 di capitale contro 10 di debiti, mentre, e qui sta il punto dei punti, chi investe in “utilities” si becca un rischio 9 volte inferiore, oltre che molti più utili». Il nostro problema? «Il rapido Renzi scondinzola», quindi «noi cittadini siamo fottuti», visto che «qui si chiude il cerchio maledetto: la finanza ordina, il Pd obbedisce». Disposizione chiara: via il Titolo V, per poter privatizzare le “utility”. Coi più sentiti ringraziamenti, da parte degli speculatori, agli italiani che hanno votato Pd.
Barnard: speculare su acqua luce e gas rende molto più delle banche, ecco perché il Pd obbedirà alla finanza e privatizzerà tutto
LIBREIDEE.ORG

MATERNITÀ SI RISCHIA IL LICENZIAMENTO SIAMO ARRIVATI ALLO SCHIAVISMO LAVORATIVO

Notizie

Oggi In Italia Non Si Può Nemmeno Più Fare Figli!Dopo La Maternità Ti Licenziano O Te Ne Vai.
maternità licenziamento
Sei costretta ad andare in maternità?Al tuo rientro troverai”l’inferno”:una lettera di licenziamento o mobbing che ti costringe a licenziarti.E’ legale tutto ciò?ASSOLUTAMENTE NO,ma in Italia questi casi sono frequenti e nessuno ne parla.
Teniamo a precisare che:
La legge impone al datore di lavoro il divieto di licenziare la madre lavoratrice sino al compimento di un anno di vita del bambino, allo scopo specifico di evitare che la maternità possa essere utilizzata come pretesto per la risoluzione del rapporto di lavoro. Vi sono delle eccezioni a questo principio, quali ad esempio la cessazione dell’attività alla quale è addetta la lavoratrice.
Una buona parte di imprenditori però violano la legge,e,al rientro dalla maternita delle dipendenti,le licenziano per riduzione di personale (è la scusa più usata per rientrare nella legalità) oppure fanno del mobbing psicologico per costringere loro a licenziarsi ed abbandonare spontaneamente il posto di lavoro.È successo a Stefania Boleso, 39 anni, milanese, responsabile del marketing nella multinazionale austriaca Red Bull, che ha raccontato la sua storia al Corriere della Sera. Al rientro dalla maternità, Stefania è stata convocata dal direttore generale: “Mi ha spiegato che non c’era più bisogno di me. E mi ha proposto una buonuscita». Lei ha rifiutato e l’azienda le ha tolto le sue mansioni, relegandola in uno stanzone senza troppo da fare: “Ho resistito per un po’, ma rischiavo l’esaurimento nervoso e non era giusto per mio marito e la mia bambina. Così ho ceduto e mi sono dimessa».
La vicenda ha provocato indignazione e solidarietà, però tutto è come prima. Lavoro e famiglia, carriera e figli piccoli sono da noi inconciliabili più che in qualsiasi altro Paese europeo. L’abbandono del posto di lavoro dopo la nascita del primo o secondo figlio blocca il tasso di occupazione femminile sul 46 per cento, contro il 58 per cento della media europea.
Anche altrove l’occupazione delle neomamme scende nei primi tre anni di vita del bambino, ma poi risale “con un percorso a U», dice il rapporto, mentre da noi resta solo la discesa. Il 27 per cento delle lavoratrici lasciano il posto dopo la maternità, in percentuale più alta per le operaie, il 37,6 per cento, e più bassa per chi occupa un posto manageriale, il 12,9 per cento. Però, le dirigenti che rimangono di solito poi rinunciano alle aspirazioni di carriera.
Mancano da noi le iniziative a sostegno delle lavoratrici con figli piccoli. E per esempio: servizi per la prima infanzia; asili nido in fabbrica o in ufficio, oppure a costo accessibile per quelli privati che restano un lusso, mentre per quelli pubblici ci sono lunghe liste d’attesa; incentivi ai congedi parentali anche per i padri; facilitazioni per le donne che si rimettono sul mercato del lavoro dopo la maternità; tempo parziale e altri contratti a orario ridotto; deducibilità delle spese per i figli e per la babysitter; progetti concreti per facilitare nuove occupazioni, come i cosiddetti lavori verdi.
Bisogna ringraziare le nonne, i nonni,ancora una volta sono loro, soprattutto le nonne, a correre in aiuto come baby-sitter sicuramente affidabili, senza pretese, senza orario e a costo zero. La cura di madre in figlia passa di madre in nonna

BASTA SANZIONI ALLA RUSSIA


NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA? GOVERNO TSIPRAS LE RESPINGE E SI SGANCIA DALLA ''POLITICA ESTERA UE''. LETTERA ALLA MOGHERIN
mercoledì 28 gennaio 2015
Clamorosa frattura tra Grecia e Ue sulla politica estera anti russa voluta dalla Nato e dagli Usa. Sulla questione ucraina e sull'ipotesi di ulteriori sanzioni alla Russia, il nuovo governo greco prende chiaramente le distanze dall'Unione europea. Con una nota formale rivolta a Bruxelles, il premier Alexis Tsipras - che secondo quanto riportato dalla Bild avrebbe avuto una conversazione telefonica con Federica Mogherini - ha espresso una obiezione formale al comunicato di ieri mattina dell'Ue nel quale si parla della "responsabilità" di Mosca nel "deterioramento della situazione nell'Est dell'Ucraina" e si evoca l'ipotesi di nuove sanzioni.
Tsipras ha sostenuto che il governo di Atene non era stato consultato precedentemente e il suo silenzio non poteva essere considerato, come solitamente avviene, un tacito consenso.
"Sottolineiamo che (il comunicato) non ha il consenso del nostro Paese. Insoddisfazione per come è stata trattata la vicenda è stata espressa in una conversazione telefonica tra il primo ministro e l'Alto rappresentante per la politica estera europea Mogherini", ha riferito un portavoce del governo greco, citato dal Telegraph.
Il quotidiano britannico ricorda che il primo rappresentante diplomatico incontrato da Tsipras dopo l'insediamento è stato l'ambasciatore russo che gli ha consegnato un messaggio di congratulazioni del presidente Vladimir Putin. Nel corso di una visita a Mosca l'anno scorso, il leader di Syriza aveva detto che l'Europa "correva il rischio di spararsi da sola sui piedi" con la sua politica di sanzioni contro la Russia. In un comunicato, i capo di Stato e di governo hanno chiesto ai loro ministri degli Esteri, che si riuniranno giovedì prossimo, di "valutare la situazione e prevedere qualsiasi azione venga ritenuta appropriata, in particolare nuove sanzioni". I leader dei 28 precisano che prenderanno una decisione in merito poi al vertice del 12 febbraio.
Redazione Milano.