RE NOTIZIENon si farà la strada asfaltata che attraversa il Serengeti
La Corte di giustizia dell'Africa orientale si è espressa contro la costruzione della strada che avrebbe attraversato il Parco Nazionale del Serengeti.
Le pianure del Serengeti sono protagoniste della migrazione più imponente del regno animale. Ogni anno migliaia di erbivori, tra i quali gnu, zebre, antilopi, gazzelle e impala attraversano il Parco Nazionale del Serengeti, in Tanzania, fino ad arrivare alla riserva di Maasai Mara, in Kenya.
Questo importante fenomeno, considerato tra gli spettacoli più belli del pianeta, rischia di essere compromesso dalla costruzione di un’autostrada che attraverserebbe il parco. La proposta da parte del governo della Tanzania della creazione di un’arteria commerciale che dividerebbe in due il santuario naturale, mettendo a rischio uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta, risale al 2010. I rischi connessi alla costruzione di una simile infrastruttura nel parco sono elevati. La strada potrebbe compromettere fondamentali corridoi ecologici rallentando e ostacolando la migrazione degli animali, sarebbero all’ordine del giorno incidenti stradali con la fauna locale (la morte di anche un solo esemplare adulto di femmina di leopardo sarebbe una tragedia considerando il drastico calo della popolazione), ci sarebbe inoltre il rischio di trasportare all’interno del parco malattie o piante alloctone.
Oggi, dopo quattro anni e numerose battaglie, il Parco Nazionale del Serengeti può festeggiare. La Corte di giustizia dell’Africa orientale (Eacj) si è pronunciata contro la costruzione della strada asfaltata. La corte ha giudicato la proposta irrealizzabile a causa dell’elevato impatto ambientale. Il caso è stato portato dinnanzi tribunale regionale dall’associazione African Network for Animal Welfare (Anaw) nel 2010.
«Rispettiamo la sovranità della Tanzania e le sue esigenze di favorire lo sviluppo nazionale – ha dichiarato Josphat Ngonyo, direttore esecutivo di Anaw – tuttavia riteniamo necessario proteggere una risorsa che appartiene non solo agli abitanti della Tanzania e dell’Africa, ma all’umanità intera».
La sentenza, per il momento, elimina la minaccia di una strada asfaltata. Il governo della Tanzania ha annunciato di voler studiare una soluzione alternativa spostando a sud la costruzione del percorso ed aggirando così il parco, con buona pace degli animali che potranno continuare a percorrere la “pianura sconfinata” (questo il significato della parola “serengeti” in lingua masai) come hanno sempre fatto.
Una delle trappole più insidiose e più difficili da riconoscere è l’idea di poter aiutare gli altri. Siamo portati a pensare che qualcuno possa fare qualcosa per noi in modo da poter stare meglio o che noi possiamo fare qualcosa per lui per farlo stare meglio. Osservando attentamente questa idea ti accorgerai che nasconde un’aspettativa. Ad esempio quando lasci un euro ad un mendicante, ti fai l’idea che comprerà del pane per se o per i suoi bambini, questa idea ti fa sorridere, ti allontani con l’impressione di aver aiutato quella persona. In realtà non sai per cosa verrà utilizzato quel denaro. Allo stesso modo, quando aiuti un amico non sai se questa persona ha utilizzato il momentaneo sollievo dal bisogno per migliorare davvero la sua vita, in modo da non ritrovarsi più in quella difficoltà. Quando cerchi di incoraggiare qualcuno per tirarlo su di morale non sai se la possibilità di cambiare prospettiva cambiando stato d’animo verrà accolta. In verità tutto ciò che possiamo fare per gli altri è renderci disponibili a lasciare che gli altri ci “utilizzino” per migliorare se stessi. Solo loro possono decidere di migliorare, di guarire, di mettere in discussione idee radicate. Questa consapevolezza ti porta, ad esempio, a non rispondere a domande che non vengono poste o a domande che vengono poste esclusivamente per avere conferma delle proprie idee.
Amore e compassione sono sentimenti che puoi sperimentare al tuo interno, questi si diffonderanno all’esterno senza nessuno sforzo da parte tua, senza nessuna aspettativa particolare, per comprendere come sia possibile osserva come agisce un bambino di due o tre anni. Per chi vive quotidianamente un contatto con le persone, questa realtà può essere difficile da accettare: il libero arbitrio va rispettato anche nei casi in cui ritieni che una persona lo stia utilizzando per danneggiare se stesso. Osservare persone uscire da un gruppo di consapevolezza o da un semplice seminario cadere negli stessi tranelli che avevano riconosciuto un attimo prima può essere frustrante, può indurti a pensare di non essere stato capace. Poi, magari a distanza di tempo, vedi alcune persone utilizzare ciò che fai per apportare cambiamenti radicali e questo può gratificare e confondere in egual misura, fino a quando non osservi tutto da una prospettiva più ampia e comprendi l’insegnamento: nessuno può fare nulla per te, solo tu puoi fare qualcosa per te; non puoi fare nulla per gli altri, solo loro possono e a volte lo fanno “utilizzando” te (ciò che sei e trasmetti, ciò che dici, ciò che mostri loro). Quando questo accade ti senti grato, quando questo non accade ti senti grato e ogni giorno lasci andare un pezzo di te poiché ti rendi sempre più conto che: Ciò che sei non È.
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È inutile che ci sforziamo di capire: la strage compiuta da Carlo Lissi non ha alcuna vera ragione, e soprattutto non ha attenuanti né scusanti, men che meno quella della follia. L'indescrivibile orrore messo in atto da Carlo Lissi è stato pianificato in ogni dettaglio, prevedendo ogni possibile scenario, in maniera lucida, da "informatico" quale è. Per lui esistono 0 e 1: programmo questo evento 0 per determinare questo evento 1, e se non è 1 allora torno a 0, e faccio questo per ottenerlo. Tutto ciò che Carlo Lissi ha compiuto sabato sera è stato premeditato, studiato, pensato, ragionato, calcolato e soprattutto fortemente voluto.
Calcolo n. 1. Il rapporto sessuale.
Sabato sera, mentre tutti aspettano di vedere la partita tra Italia e Inghilterra, dopo aver messo a letto i figli, verso le 23,00 Carlo ha un rapporto sessuale con la moglie Cristina, sul divano nel soggiorno della villa. È solo il primo di una serie di atti studiati per scagionarsi: Carlo ha pensato che, dopo l'omicidio, l'autopsia avrebbe cercato di verificare eventuali violenze sessuali sulla donna e lui avrebbe potuto dimostrare l'amore per Cristina attraverso quell'atto sessuale. Il ragionamento è: chi penserà mai che un uomo possa non amare (e tantomeno possa uccidere) sua moglie dopo averci fatto l'amore, poco prima di andare a vedere la partita dell'Italia! Un uomo no, Carlo Lissi, sì. Lui è un essere capace di avere un erezione e fare "l'amore" con una donna, la madre dei suoi figli, che ha già deciso di uccidere. È capace di accarezzarla, di baciarla, magari di essere persino tenero e passionale, prima di accoltellarla. Pensate al livello di autocontrollo che occorre avere per una cosa del genere: migliaia di uomini soffrono di impotenza per ridicole sciocchezze, lui no. Lui è "virile".
Calcolo n. 2. La nudità e le grida.
I bambini dormono di sopra. Dopo il rapporto sessuale, Cristina si adagia sul divano a guardare la tv. Carlo si alza in mutande e va in cucina, quindi non indossa abiti che si possano sporcare di sangue, niente vestiti da far sparire dopo o da bruciare chissà dove, che poi magari ti trovano uno scontrino e ti fregano, o quel dannato DNA, il luminol e tutte quelle tecnologie che lui conosce bene, si legge di tutto in giro! Carlo va in cucina fingendo di voler bere un bicchiere d'acqua, invece torna impugnando un lungo coltello, si porta alle spalle della moglie e la colpisce di punta tra la gola e le spalle, senza riuscire a ucciderla sul colpo, come aveva calcolato. Lei reagisce, barcolla, si gira, grida "aiuto", ma prima lo guarda negli occhi e gli chiede: "Che stai facendo? Perché?" Oltre alle loro nudità, Carlo ha calcolato persino le grida di Cristina che, infatti, vengono sentite dai vicini che inizialmente le attribuiscono a una partita di calcio, come lui aveva previsto, ma poi ci pensano su e la partita a quell'ora non era ancora cominciata (errore di calcolo n. 1). Carlo intanto risponde alle domande di Cristina con un fortissimo pugno che la fa cadere a terra, le monta sopra e la colpisce ancora e ancora e ancora, all'addome e alla schiena. Cristina ora è morta. Non ha più domande negli occhi.
Calcolo n. 3. La casa.
Carlo pensa che la casa è sua, l'ha ereditata dai suoi genitori, quindi gli spetta. Avrà calcolato che, divorziando, al 100% sarebbe andata in uso alla moglie e ai figli, magari si è informato, avrà chiesto in giro, si sa che è quasi sempre così, e a lui invece serve quella casa, gli piace, è sua, la vuole. Soprattutto vuole tornare single e libero da impegni familiari, quindi non solo la moglie ma anche i figli devono essere eliminati. I bambini non si sono svegliati per le grida della madre. Carlo sale al piano di sopra, dove ci sono la camera matrimoniale e le due camerette dei bambini. Entra nella stanza della figlia Giulia, di cinque anni, la guarda dormire, la cosa non lo intenerisce, non lo riguarda, lui non è un padre, è un mostro: con una mano le tiene fermo il collo e con l'altra le affonda tutto il coltello nella gola e la uccide sul colpo, senza neppure svegliarla. Ora non sbaglia più i suoi colpi. Se non è 0 allora è 1. Poi va nella camera matrimoniale dove Gabriele, il piccolino di soli 20 mesi, si addormenta prima di essere spostato nella sua cameretta: lo guarda dormire, la cosa non lo intenerisce, non lo riguarda, lui non è un padre, è un mostro che uccide anche lui con un solo affondo netto nella gola, mentre dorme. Ora per Carlo la casa è libera da "estranei".
Calcolo n. 4. La doccia e la finta rapina.
Carlo scende in cantina per farsi la doccia, non usa il bagno padronale, sa che lì cercheranno tracce del delitto. Si lava accuratamente, cancella ogni traccia di sangue dal suo corpo, risale, si veste. Ora bisogna dare la colpa a qualcun altro. Carlo inscena la finta rapina: con tutti i rapinatori di ville (e i razzisti) che ci sono in giro, vuoi vedere che non scatterà subito la caccia al rumeno o al terrone? C'è andato abbastanza vicino, ricordando le prime dichiarazioni del vicesindaco sulla rapina finita tragicamente. Carlo svuota la cassaforte ma non si cura di lasciare segni di effrazione, magari pensa di suggerire agli inquirenti che la moglie possa averla aperta lei stessa sotto la minaccia dei rapinatori, ma commette in realtà il suo errore di calcolo n. 2, perché anche questo dettaglio indurrà comunque i carabinieri a indagare su di lui in maniera più approfondita.
Calcolo n. 5. L'arma del delitto e la partita.
Carlo ha un appuntamento con un amico al pub Zymé per vedere la partita dell'Italia. È perfettamente tranquillo, va tutto secondo i suoi piani. Come niente fosse sale sull'auto, a poche centinaia di metri da casa sua si ferma e si sbarazza del coltello gettandolo in un tombino, arriva al pub, saluta l'amico e guarda beatamente la partita. Lì dov'è, non troveranno mai l'arma del delitto. In realtà sarebbe bastato cercare lungo il tragitto da casa al pub, prima o poi l'avrebbero trovata. Carlo passa due ore con un uomo che lo conosce molto bene, che è suo amico da anni, che lo guarda negli occhi, che mangia con lui, beve con lui, grida ed esulta con lui, insieme a decine di altre persone, e non capisce nulla di quello che Carlo ha fatto. Nessuno lì dentro immagina ancora niente di ciò che è successo, del mostro che hanno accanto. La cosa rincuora Carlo: è stato bravo, nessuno si è accorto di nulla. Ora metterà nel sacco anche gli sbirri, pensa.
Calcolo n. 6. Il ritrovamento dei corpi.
Carlo torna a casa alle 2 e mette in scena l'atto conclusivo della sua tragedia: il ritrovamento dei corpi. Si finge sconvolto per la sua famiglia distrutta dalla mano criminale di orrendi assassini e rapinatori, e tutto questo solo per rubare poche migliaia di euro dalla cassaforte, ma commette l'errore di calcolo n. 3: neanche la porta di casa presenta segni di effrazione. Lui ci tiene alla sua casa, non la rovina. Ha già macchiato il divano e i letti, perché rovinare anche la porta e la cassaforte? Appunto, un mostro, sì, ma mediocre.
Come rapina appare subito molto anomala, agli occhi degli inquirenti. Ci sono troppe cose che non quadrano. Carlo Lissi viene interrogato ripetutamente dai carabinieri della Compagnia di Abbiate Grasso. Cade in contraddizione. Il mediocre software mostra i suoi primi cedimenti, ha commesso troppi errori, quelli non mollano, sono tosti dannazione! Non cercano rumeni, non cercano terroni, scavano nella sua vita, indagano su di lui. Lo rilasciano, poi lo richiamano, Carlo capisce che è fottuto. Quando i militari gli chiedono conto della sua vita matrimoniale, se ha un'amante, se è innamorato di altre donne, lui crolla e dice: «Datemi il massimo della pena».
Calcolo n. 7. L'altra donna. Che non c'entra nulla.
Ora Carlo mette in scena la sua ultima commedia, quella che recita con se stesso. Dà la colpa del suo crimine a un'altra donna, dice di averlo fatto per essere libero di vivere la sua storia con l'amante, una sua collega che dice di amare, ma che in realtà non c'entra nulla, perché la donna lo ha sempre respinto fin dalla sua prima avance, finché è costretto ad ammettere davanti ai militari che era solo una passione non corrisposta. Quindi Lissi rivela al pm di Pavia e ai carabinieri il luogo dove ha gettato il coltellaccio da cucina e tutta la sua lurida storia, come un fiume in piena. Si dice convinto che l'unico ostacolo alla sua nuova vita con la collega fosse la sua famiglia e che, una volta eliminato il problema, l'altra donna lo avrebbe accettato.
Non è vero. È solo il suo ultimo calcolo, la sua strategia di uscita in caso di problemi: ammettere tutto, piangere, disperarsi e chiedere il massimo della pena, dire di averlo fatto per amore di un'altra e puntare all'infermità mentale.
Perché l'ha fatto? Così. Per nulla. Per rientrare in possesso dei suoi soldi, della sua casa, della sua vita. Si era stufato e voleva tornare indietro, cancellando i suoi "errori", i bugs del suo software. Qualsiasi avvocato difensore proverà la strada almeno della semi infermità mentale per Carlo Lissi, e gliela daranno, in queste condizioni gliela daranno per forza! Diranno che il modo ridicolo in cui ha inscenato la falsa rapina, che l'inconsistenza del movente, il rifiuto della verità orribile dell'atto commesso che lo ha spinto a vedere la partita con l'amico senza mostrare alcuna emozione, provano di fatto il suo raptus di follia, e lo stato alla fine troverà più rassicurante crederlo pazzo. Gli crederanno perché la "società" si rifiuta, cioè noi milioni di fifoni che la componiamo, ci rifiutiamo di credere che la "normalità" possa produrre esseri simili... Invece accade. Questi normalissimi, mediocri mostri sono tra noi e non danno alcun valore alla vita, nemmeno a quella dei loro stessi figli, figuriamoci a quella degli altri.
Ma Carlo Lissi non è pazzo e merita l'ergastolo. Fatevene una ragione, facciamocene tutti una ragione: Carlo Lissi non è pazzo, è un assassino a sangue freddo, uno di quelli capace di sterminare bambini nei campi di concentramento e poi farsi una birra e una salsiccia senza provare rimorso, e una volta beccati dare la colpa agli ordini superiori, all'amore invincibile per un'altra donna, al diavolo, a Dio stesso.
No, invece è solo colpa tua, Carlo Lissi, e devi pagare per quello che hai fatto col massimo della pena. Non c'è rieducazione possibile per quelli come te. Solo espiazione.
Roma 29 ott – Sovraffollamento e condizioni igienico-sanitarie da terzo mondo sono i tratti distintivi delle carceri italiane. Eppure il governo avrebbe uno strumento per ovviare, almeno in parte, a questi problemi: la convenzione di Strasburgo del 1983, attiva nell’ordinamento italiano dal 1989, grazie anche a una serie di accordi bilaterali, stipulati dall’Italia insieme ad altri 70 paesi, prevede la possibilità di espatriare i detenuti stranieri, che scontano condanna definitiva, nei loro paesi e far scontare lì la loro pena.
Intanto, secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nelle celle italiane, sono ospitati 12.509 detenuti stranieri con condanna definitiva ognuno dei quali costa 124,6 euro al giorno. In totale, in un anno fanno quasi 568 milioni di euro (più di un milione e mezzo al giorno) che si potrebbero tranquillamente risparmiare consentendo, tra l’altro, di rendere più agevoli le condizioni dei detenuti. Ma quanti sono stati finora gli espatri? Il ministero degli Interni e quello di Grazia e Giustizia non hanno divulgato i dati degli ultimi anni perché non hanno mai monitorato la situazione. Si sa solo che i trasferimenti sono stati 46 nel 2006, 111 nel 2007 e 87 nel 2008. A volte, addirittura le richieste di scontare la pena nei paesi di origine arriva dagli extracomunitari stessi, desiderosi di ricongiungersi con le loro famiglie.
Il dato più risibile è che si sono stipulati accordi con paesi dai quali non proviene un numero rilevante di detenuti come Cuba, Hong Kong e Thailandia. Ecco dunque l’efficacia di una politica che, autocelebrandosi, sbandiera successi internazionali e accordi che, se applicati, eviterebbero, spreco di denaro e dibatti che fanno solo perdere tempo.
6 giugno 2014 (MoviSol) - All'istituto di Francoforte hanno cambiato oculista e ora vedono il crac in arrivo. Peccato che si preparino ad affrontarlo con dosi massicce della medicina che ha già ucciso il paziente: deflazione dell'economia fisica e iperinflazione finanziaria.
Nel bollettino trimestrale sulla stabilità finanziaria, la BCE ammonisce che la minaccia principale proviene da "una brusca inversione della ricerca globale di rendite, tra sacche di illiquidità e probabile riallineamento dei prezzi dei titoli". Tradotto dal banchierese, questo significa che la BCE teme una brusca inversione dei flussi di capitale che hanno inondato l'Eurozona e lo scoppio della bolla dei titoli finanziari (per approfondire, vedi il bollettino).
Nei mesi scorsi, i capitali sono fuggiti dai cosiddetti mercati emergenti e sono confluiti nell'Eurozona, gonfiando la bolla dei titoli pubblici e dei mercati azionari. Ma man mano che l'economia reale transatlantica scivola in una spirale deflazionistica, si avvicina l'esplosione della bolla.
La BCE ha preparato l'opinione pubblica ad una nuova iniezione massiccia di liquidità, il cosiddetto "bazooka" monetario, che combina strumenti come riduzione dei tassi (già allo 0,25%), prestiti a lungo termine alle banche, acquisto di titoli e tassi di deposito negativi alla BCE. Una o più di queste misure dovrebbero essere annunciate al prossimo consiglio della BCE il 5 giugno. Sono passati i tempi in cui, per giustificare l'austerità, l'istituto di Francoforte ripeteva il mantra della "stabilità monetaria". Mario Draghi ha annunciato in Portogallo il 26 maggio che il principale obiettivo della BCE ora sarà quello di creare inflazione.
Draghi ha detto che adesso il nemico da abbattere è "una perniciosa spirale negativa" di bassa inflazione e bassa propensione al rischio di credito, e se la situazione dovesse peggiorare la BCE potrebbe persino iniziare ad acquistare direttamente titoli pubblici: "Dall'altra parte dello spettro ci sarebbe un allontanamento troppo prolungato dell'inflazione e/o delle aspettative di inflazione dal nostro scenario proiettato di base… questo richiederebbe un approccio più espansivo, che sarebbe il contesto per un programma di acquisto dei titoli più allargato".
Per agevolare il "bazooka", la BCE ha pubblicato un documento congiunto con la Banca d'Inghilterra, chiedendo l'allentamento delle regole sulle cartolarizzazioni ABS (Asset-backed Securities), in modo da permettere alle banche di aumentare il volume di titoli spazzatura che la BCE diligentemente acquisterà. "Una maggiore emissione di ABS a basso rischio di credito può anche incrementare l'offerta di collaterale di alta qualità", spiega il discussion paper emesso dallo staff degli ex colleghi di Goldman Sachs Draghi e Mark Carney.
Facebook è stato costruito ed è diventato un potente “eggregora”, un non-luogo che si nutre del tempo delle persone. Quanti di voi possono negare di aver più volte provato una irragionevole energia dovuta alle emozioni forti durante le interazioni con altri individui su Facebook ? Possiamo usare lo strumento in un modo saggio oppure farci usare dallo strumento. A noi la scelta, che forse purtroppo abbiamo già fatto, se scelta si puo’ chiamare.
Cos’è un’eggregora?
Il pensiero psicotico all’interno della Piattaforma è incessante dovuto alla “discussione interiore” leggendo un commento o reagendo ad un post ect. E il pensiero psicotico incessante inibisce l’Atto, riducendo la nostra energia ad un temporaneo deposito da versare all’interno dell’Eggregore Facebook.
Il problema, diversamente dai precedenti social network, è che Facebook ha raggiunto una copertura enorme nel mondo con la creazione di identita’ e pensieri; questo non in termini di numero di persone collegate (non solo almeno), ma in termini di attività (mentale).L’uso ossessivo-compulsivo ( il pensiero psicotico è incessante dovuto alla “discussione interiore” leggendo un commento o reagendo ad un post ect.) crea inconsciamente e aumenta il “potere” dell’ eggregora in modo che diventi una propria identità che deve essere nutrito E con le App trojan di Facebook presente negli SmartPhone? Ciò ha aumentato e intensificato il numero di messaggi e commenti. In realtà il problema non è il contenuto del commento, ma è l’atto stesso di commentare. Il commento è caricato con l’energia vitale che è rivestito con lo stato della persona. Mentre lo si legge questa energia vitale è in trasformazione e si trasferisce nel lettore.
Le emozioni co-creano le sensazioni fisiche. Esse sono la risposta del corpo al nostro modo di pensare. Il nostro modo di pensare, si basa sull’analisi del mondo esterni e dei suoi impulsi ed a sua volta dipende dal nostro sistema di credenze. La “mente” interpreta costantemente le stimolazioni esterne.Ed è per questo che , spesse volte, la mente mente.
Avete mai visto cosa fanno le persone con il loro telefono, ovunque? Il telefono è sempre a portata di mano, ed ogni volta che non sai cosa fate ti basta tirarla fuori e semplicemente guardarlo. Più il tempo usate quel dispositivo più l’ eggregora si carica. Cosa notate ? E’ non è un movimento compulsivo e automatico ? Se lo chiedi ti fanno notare che aspettavano un sms, guardavano l’orario, volevano vedere se era ancora in tasca.
Le foto, le immagini, il pensiero,i tuoi sfoghi, di tutto il mondo è li’ … è potenzialmente una planetaria commedia delle maschere!! E’ costruito in maniera geniale, si tratta di qualcosa di ben computato e perverso, creato per alimentare il vostro ego e la vostra personalità anche di più. E ci troviamo tutti a dire ” io sono meglio, gli altri coglioni”. Tutto ruota intorno alla necessità di attenzione e considerazione, al limite del vampirismo, sia interno nei confronti di se stessi e per se stessi, ed esterna della necessità di essere notato e approvato.Mettiamo le foto migliori, rubiamo citazioni, aforismi , e li spacciamo per nostri, creiamo una rete di “amici”/banda da scagliare contro qualcun’altro o qualcosa per spuntare sempre più in alto rispetto a chissà cosa poi.
E l’apparenza regna sovrana in un mondo in cui l’ego è misurato dal conteggio dei “like” e dei commenti, tanto da arrivare a usare script e “scambi di iscrizione” per aumentare in maniera truffaldina quel conteggio messo in bella mostra come se più alto sia il numero più considerazione di se si ha.Facebook non ha un impatto “solo” nel creare una mega banca dati sulla “gente del mondo”, ma il sistema è strutturato in modo che le sue regole sono imposte su di voi e non vi rendete conto che cosa sta facendo a livello psicologico, sociale ed emotivo (è vero cibo!).FaceBook, per la maggior parte delle “personalità a stampino” si comporta come un parassita che porta lontano da te “le cose”, specialmente l’Atto...e ti dà l’illusione di ricevere visiblita’, approvazione e coinvolgimento.
In un articolo apparso su The Atlantic . A Danvers, cittadina del Massachusetts nota per essere stata, alla fine del Seeicento, teatro del famoso processo alle «streghe di Salem» si parla di una particolare isteria di massa dovuta a Facebook. Gli studenti della Essex Agricultural and Technical School, che hanno cominciato a mostrare tutti gli stessi sintomi di una malattia inesistente ma che, attraverso la «psicosi» generatasi su Facebook, tutti hanno pensato di aver contratto, sviluppando sintomi reali. Un caso simile è avvenuto nel 2011 anche a Le Roy, cittadina nello stato di New York, diventato uno dei primi esempi di come l’isteria di massa trovi terreno fertile proprio sui social media. Entrambi i casi sono finiti nei libri di psicologia e sociologia.
E, chiedo di nuovo, quanti di voi possono negare di aver più volte provato una irragionevole produzione di sentimenti forti e contrastanti durante le interazioni su Facebook ?
Di nuovo,il pensiero psicotico è incessante dovuto alla “discussione interiore” leggendo un commento o reagendo ad un post ect. E il pensiero psicotico incessante inibisce l’Atto, riducendo la nostra energia ad un temporaneo deposito da versare all’interno dell’Eggregore Facebook.
Possiamo usare lo strumento in un modo saggio oppure farci usare dallo strumento. A noi la scelta, che forse purtroppo abbiamo già fatto.