venerdì 18 marzo 2016

L'OLIO DI PALMA STA DISTRUGGENDO IL PIANETA

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L’olio di palma e gli incendi in Indonesia: emessa più anidride carbonica dell’intera economia USA

Proponiamo un interessante articolo di Eleonora Degano pubblicato sulla  rivista online OggiScienza sugli incendi dolosi in Indonesia.
oggiscienza1In alcune città dell’Indonesia la visibilità è talmente scarsa che oltre i 30 metri di distanza ogni cosa è indistinguibile e si perde nella nebbia, nell’haze. Almeno 19 persone sono già morte, più di mezzo milione ha sviluppato problemi di salute respiratoria a causa dell’inquinamento dell’aria, 20mila i chilometri quadrati di foresta andati a fuoco e perduti per sempre. Monossido di carbonio, metano, ozono, come racconta il fotografo di National Geographic (rientrato da poco dall’isola del Borneo) sono sufficienti dieci giorni in loco per guadagnare un’irritazione polmonare, persino se si indossa una maschera antigas per proteggersi. Ad esempio una delle 700mila maschere che la Croce Rossa indonesiana ha già distribuito sul territorio.
«E i media? Parlano di cosa ha indossato Kate Middleton alla premiere del nuovo film di James Bond, dell’ultima idiozia detta da Donal Trump o di chi è stato eliminato nella puntata di Halloween di Ballando con le Stelle. Il grande dibattito della settimana, quello che ha dominato le notizie di praticamente tutto il mondo? Le salsicce: fanno davvero così male alla salute?»
Così sulle pagine digitali del Guardian – che sta seguendo l’emergenza indonesiana giorno dopo giorno – il giornalista e attivista George Monbiot (@GeorgeMonbiot) riassume come i media in generale stiano perlopiù guardando da un’altra parte, mentre l’Indonesia brucia. Come dargli torto? L’impressione, anche qui, è che dopo una prima ondata di terrore mediatico e sensazionalismo legati all’olio di palma, non per gli impatti delle coltivazioni indonesiane quanto per gli effetti sulla salute umana, l’attenzione sia crollata nuovamente facendo calare il sipario sull’Indonesia che, in questo momento, affronta la peggior stagione degli incendi dal 1994. E ogni giorno emette più anidride carbonica dell’intera economia USA (come riporta Bloomberg ha ampiamente superato anche le emissioni della Cina).
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Come abbiamo fatto per chiarire la ricerca di acqua su Marte da parte degli scienziati NASA, vi proponiamo una lente di ingrandimento sull’Indonesia attraverso i punti principali. La responsabilità dell’emergenza ambientale in corso è interamente umana.
Haze: La cortina di fumo e calore generata dagli incendi che stanno facendo a pezzi l’Indonesia. Questa “foschia” giallastra ha già fatto parecchia strada, avvolgendo ad esempio la città di Singapore, che a fine settembre ha chiuso le scuole primarie e secondarie e iniziato a distribuire maschere antigas ai cittadini, incoraggiandoli a rimanere il più possibile all’interno delle abitazioni. Il livello di pericolosità dell’inquinamento è stato misurato in PSI con il Pollutant Standards Index: per tutto settembre e parte di ottobre a Singapore il livello è rimasto intorno ai 100 PSI (pericoloso per le fasce di popolazione più sensibili come anziani e bambini) per poi ridursi gradualmente, ma nelle giornate peggiori ha toccato livelli tra i 268-320 PSI, oscillando cioè da very unhealthy ad hazardous. Ogni giorno la National Environment Agency di Singapore rilascia un aggiornamento, segnalando hotspot e previsioni: negli ultimi giorni la situazione è migliorata grazie all’aumento delle precipitazioni, e nonostante sia previsto un nuovo aumento nell’haze le autorità sono abbastanza ottimiste. Il 22 settembre un impressionante video di Channel NewsAsia mostrava la situazione a Palangkaraya (nel Kalimantan), che ha toccato picchi di oltre 1900 PSI.
Incendi: In base ai dati dei satelliti NASA (la foto, sempre dell’agenzia spaziale americana, mostra l’entità dell’haze) quest’anno in Indonesia gli incendi sono stati più di 120mila.
oggiscienza3Hanno iniziato a diminuire solamente a partire dal 26 ottobre, grazie all’arrivo di intense piogge. Incendiare i terreni per ripulirli dagli scarti degli ultimi raccolti è considerato il modo più efficace (soprattutto il più economico) per poter subito ricominciare a coltivare. Costruendo dei canali artificiali si blocca il “rifornimento” d’acqua che normalmente raggiunge le peatland forests, foreste torbiere, rendendo più rapido il divampare delle fiamme che vengono causate intenzionalmente dagli agricoltori e continuano a bruciare per giorni. La legge indonesiana vieta espressamente di ricorrere a questa tecnica -anche per quanto riguarda le piantagioni di olio di palma– ma viene violata portando alle conseguenze che oggi vediamo. La stagione degli incendi in corso è ancor più esacerbata dagli effetti di El Niño, che ha colpito con più forza rispetto al 1997, lasciando dietro di sé un Sudest Asiatico dal clima estremamente secco e caldo.
ISPO: L’ambizioso obiettivo del governo indonesiano è riuscire a certificare il 70% dei suoi produttori di olio di palma -compresi e soprattutto i piccoli produttori- entro gli standard ISPO(Indonesian Sustainable Palm Oil) entro il 2020. A differenza di altre iniziative su base volontaria, come il Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), adeguarsi a questa certificazione sarebbe obbligatorio per tutti i produttori dall’istituzione della no-profit, nel 2009. Sarebbe.
Joko Widodo: Il presidente dell’Indonesia, che nell’ultimo periodo si è recato a Sumatra per affrontare in loco l’emergenza terminando prima del previsto una visita alla Casa Bianca. Il suo operato è stato ampiamente criticato, ad esempio dagli studenti che nella città di Pekanbaru hanno manifestato chiedendo provvedimenti severi contro i responsabili e indagini a tappeto per verificare le concessioni fatte alle società che coltivano olio di palma in Indonesia. L’emergenza, riporta il Guardian, è già costata al governo indonesiano oltre 30 miliardi di dollari ($).
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Alcune società che producono olio di palma sono sospettate di gestire le coltivazioni a suon di fiamme
Olio di palma: Sono molte le aziende coinvolte nella coltivazione di palma da olio (Elaeis guineensis) in Indonesia, specialmente a Sumatra e nell’area della provincia di Kalimantan (in foto, i pompieri cercano di domare gli incendi a Banjarbaru), in cui sorge la città di Palangkaraya, ora uno dei luoghi più inquinati del pianeta. L’Indonesia e la Malesia sono i maggiori produttori di olio di palma e sono in corso indagini per identificare le società considerate “potenzialmente responsabili”, ovvero quelle che hanno in concessione terreni nelle zone più interessate dagli incendi, e nonostante la legge lo proibisca sono sospettate di gestire le coltivazioni a suon di fiamme. La maggior parte delle concessioni, secondo Friends of Earth Indonesia, riguarda proprio le peatland forests, il prezioso habitat delle foreste torbiere. Sono sette le persone già agli arresti, ma il ministro Luhut Pandjaitan ha dichiarato che non si faranno i nomi delle società coinvolte.
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Le coltivazioni da palma da olio distruggono l’habitat di molti animali
Oranghi: Se a chi produce i beni che consumiamo ogni giorno la coltivazione di palma da olio risulta molto conveniente, come spesso lo è per noi acquistare prodotti che l’olio lo contengono, qualcuno che sta pagando un prezzo salato c’è. E non ha voce. È il prezioso e ora devastato habitat delle foreste indonesiane insieme a tutti i suoi abitanti, specialmente gli oranghi, come quelli che vivono sull’isola del Borneo. Una specie endemica, considerata endangered secondo la Lista Rossa IUCN dal 2000: negli ultimi 60 anni si stima che la presenza di questi animali sia crollata di oltre il 50% proprio a causa della distruzione dell’habitat per convertire la foresta in coltivazioni. In natura, in base all’ultima indagine (condotta, va ricordato, tra il 2002 e il 2003 da due diversi gruppi di ricerca) ne rimarrebbero tra i 45mila e i 69mila.
Stranamente neanche immagini come questa, che negli ultimi due giorni ha fatto il giro del mondo, sono riuscite più di tanto a distogliere l’attenzione pubblica dall’ansia per l’olio di palma nei biscotti e a portarla verso la problematica della sostenibilità. Laddove – insieme al disboscamento illegale per destinare il legno ad altre industrie – la coltivazione intensiva di palme sta causando il disastro vero, e volontari come gli affiliati a IAR (International Animal Rescue) mettono a rischio la propria salute per salvare gli animali da un inferno di fiamme. Respirando un inquinamento che mette a dura prova la salute di un primate almeno quanto strema la nostra. Recuperare animali spesso terrorizzati, oltre che in pericolo, non è facile. Come non lo sono le operazioni necessarie a riportare gli oranghi in natura dopo averli rimessi in sesto (qui un video di IAR), con la consapevolezza che aree oggi sicure potrebbero prendere fuoco nei giorni a venire.
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Oltre al rischio di ustioni “I piccoli oranghi prendono l’influenza, la tosse e soffrono di diarrea”, ha raccontato Monterado Fridman di The Borneo Orangutan Survival Foundation a ABC Australia, mentre tra gli animali salvati dagli incendi vi sono vari giovani che soffrono di problemi respiratori acuti. Vicino al Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary, che dovrebbe essere un luogo protetto, come segnala Greenpeace Indonesia sono già state piantate nuove palme. Proprio laddove fino a poco tempo fa divampavamo le fiamme. Ma il territorio non risulta concesso per la coltivazione.
Eleonora Degano @Eleonoraseeing
Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.
Crediti immagine: Alejo Sabugo, IAR Indonesia, Orangutan.or.id

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

FERMARE QUESTA DISTRUZIONE


Alle multinazionali dell'olio di palma: fermate gli incendi forestali che intossicano Singapore

Comunicato stampa - 25 giugno, 2013
Greenpeace ha diffuso immagini impressionanti degli incendi forestali in Indonesia che hanno reso irrespirabile l’aria a Singapore e in Malesia. Singapore da giorni è intossicata da una caligine impenetrabile che costringe tutti ad andare in giro con la mascherina e in meno di una settimana l’indice dell’inquinamento dell’aria (Pollutant Standards Index) è passato da 75 a 401.
“Le aziende indonesiane che producono olio di palma e polpa di cellulosa per la produzione di carta si assumano le proprie responsabilità e fermino gli incendi e la distruzione delle ultime foreste torbiere indonesiane” afferma Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia. “Il fumo che avvolge Singapore e la Malesia deriva da incendi appiccati in Indonesia, nell’isola di Sumatra, a oltre 200 chilometri di distanza, non da poveri contadini sprovveduti ma da potenti compagnie che fanno affari in tutto il mondo con prodotti della deforestazione come la polpa di cellulosa e l’olio di palma”

Gli incendi servono a permettere la conversione delle foreste in sconfinate piantagioni di palma da olio o acacia per la produzione di carta che insieme costituiscono il principale “motore economico” della distruzione delle foreste indonesiane. La deforestazione, e poi gli incendi, causano ogni anno il rilascio in atmosfera di circa 1,8 miliardi di tonnellate di CO2: l’Indonesia è tra i maggiori Paesi emettitori di gas serra del Pianeta, subito dopo Cina e Stati Uniti.

Quando una foresta torbiera viene tagliata a raso, drenata dall’acqua attraverso la costruzione di canali e infine incendiata tutta la sostanza organica che la compone viene immessa in atmosfera sotto forma di CO2. Una vera e propria bomba che detona e accelera il cambiamento climatico.

Secondo la legge indonesiana non è possibile sviluppare coltivazioni industriali su strati di torba più profondi di tre metri ma produttori di olio di palma come Sime Darby, Wilmar International e IOI continuano a incendiare come se nulla fosse. Anche la RSPO, la certificazione per la sostenibilità dell’olio di palma, non vieta lo sviluppo di piantagioni sulla torba.
 
“Un mese fa il governo indonesiano ha firmato una moratoria sulla deforestazione, ma dall’analisi svolta da Greenpeace risulta che circa 42 milioni di ettari di foresta non sono ancora tutelati legalmente e rischiano di sparire nei prossimi anni” conclude Campione.
“Non solo il governo, anche le compagnie che operano in Indonesia hanno la responsabilità di escludere la deforestazione dalle loro filiere”.
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FERMIAMO LE MULTINAZIONALI DEGLI ORRORI

Olio di palma: conoscerlo per evitarlo

Indice

  • Cos'è?
  • Impatto ambientale, animale, sociale
  • RSPO: la biotruffa
  • Lista acquirenti OdP
  • Alternative
  • Piccolo glossario sull'OdP
  • Prendi parte alla Campagna STOP OdP!
  • Cos'è

    L'olio di palma è una sostanza di origine vegetale prodotta nel sudest asiatio, in Sud America e nell'Africa subsahariana, ovvero nella fascia tropicale della Terra.
    Viene utilizzato dall'industria alimentare, soprattutto in prodotti da forno confezionati, ma anche in sughi, salse, gelati e vari prodotti a lunga conservazione, nel settore della cosmesi e dei prodotti per l'igiene personale e della casa e nella lavorazione dei biocarburanti, anche se non rispetta i parametri di sostenibilità ambientale richiesti.

    Impatto ambientale, animale, sociale

    L'85% dell'olio di palma esportato nel mondo proviene dall'Indonesia, uno dei territori storicamente più colpiti da questo mercato, che ha visto il suo boom nei primi anni '90, quando la palma da olio, originaria del golfo di Guinea in Africa, è stata monopolizzata dalle multinazionali e diffusa su tutta la fascia tropicale.
    Attraverso il fenomeno del land grabbing (neo colonizzazione), le aziende del settore in breve tempo hanno avviato un processo di conversione delle foreste tropicali in mocolture invasive e intensive.
    Oltre all'Indonesia i paesi colpiti sono stati Malesia, Papua Nuova Guinea, Honduras, Brasile, Perù, Colombia, Filippine, Camerun, Costa d'Avorio e Gabon.
    Il processo di conversione delle foreste prevede una violenta deforestazione condotta con ruspe e incendi devastanti: nel solo periodo tra settembre e novembre 2015, in Indonesia (a Sumatra e nella regione del Kalimantan) sono bruciati 700.000 ettari di foresta vergine.
    Le opere di deforestazione mettono a serio rischio la sopravvivenza delle specie vegetali e animali che abitano le zone colpite, molte delle quali già a rischio di estinzione. Orango, rinoceronti, tigri, elefanti e molte altre specie perdono la casa e la vita a causa del crollo degli alberi o arsi vivi nel corso degli incendi. Molti di loro muoiono avvelenati a causa deipesticidi con i quali vengono trattate le monocolture di palme da olio e per i bocconi avvelenati sparsi da chi controlla le coltivazioni e dai bracconieri.
    Gli animali che non moiono nelle opere di deforestazione, infatti, vengono catturati da bracconieri per i loro corni e le loro zanne o per essere rivenduti a zoo e circhi.
    Ma quella dell'olio di palma non è la sola produzione tropicale a causare sfruttamento animale: nel caso dell'olio di cocco, le scimmie vengono ammaestrate per lavorare nei campi a raccogliere le noci.


    Gli animali non sono gli unici a pagare le conseguenze delle azioni condotte dalle multinazionali in quella corsa alle terre che priva della casa numerose popolazioni e tribù indigene. Queste sono senza dubbio quelle maggiormente minacciate, perseguitate e spesso cacciate dagli squadroni della morte assoldati dalle multinazionali per liberarsi rapidamente della loro presenza. I popoli indigeni infatti rappresentano l'ultimo baluardo a difesa delle foreste che difendono anche a costo della loro vita pur di non abbandonare le terre da sempre abitate.
    Come nel caso dei Dayak e dei Penan, tribù indigene del Kalimantan che continuano a lottare contro il mercato dell'olio di palma e non solo: i territori da loro abitati sono colpiti anche dal traffico illegale della legna, dall'industria della carta e dalla costruzione di dighe e altre infrastrutture.

    Mentre le tribù indigene vengono cacciate e uccise senza alcuna pietà, le popolazioni che costeggiano o abitano le aree ambite dalle multinazionali vengono espropriate della casa e del terreno, passando per intimidazioni e regimi oppressivi.
    Il caso più eclatante è senza dubbio quello dell’Honduras: 20.000 ettari di foresta sono stati sottratti agli agricoltori locali per la coltivazione di palme da olio; 88 persone dal 2009 a oggi sono state uccise perché facevano parte dei gruppi contadini formatisi nel tentativo di riottenere qualche diritto sulle terre; più di 3500 famiglie attualmente subiscono ogni giorno minacce, persecuzioni e intimidazioni di ogni tipo. Una situazione analoga si sta verificando anche nelle Filippine.
    Doveroso è rammentare anche ciò che è accaduto in Colombia nel 2010 per la produzione di quello che le aziende definiscono “olio di palma biologico” (più avanti chiariremo perché il termine bio non può essere associato a questa sostanza). L'azienda colombiana Daabon, fornitrice di marchi del biologico come Rapunzel e Allos, ha estirpato le coltivazioni di cacao e mais di 123 famiglie, cacciate da quelle zone anche grazie all'aiuto della polizia, per poter incrementare le proprie monocolture per la produzione di olio di palma.
    In Africa, invece, Liberia, Congo, Uganda, Senegal e Ghana sono stati colonizzati per la produzione di olio di palma rivolto all'industria dei biocarburanti, in particolar modo il Camerun, dove a dettare legge è la multinazionale americana Herakles. Quello dei biocarburanti è un mercato attualmente in espansione: impiegati per tale utilizzo sono soprattutto gli oli di mais, girasole, colza, soia e palma, nonostante questi ultimi tre siano largamente al di fuori dei parametri stabiliti dalla RED (Renewable Energy Directive) perché una sostanza possa essere utilizzata come biocarburante.
    Questi sono solo alcuni esempi dei danni ambientali e della prevaricazione dei diritti animali e sociali che la produzione di olio di palma porta con sé. Un mercato finanziato dal consumatore attraverso l'acquisto di prodotti apparentemente innoqui come quelli dellaFerrero, Mulino Bianco, Nestlé, Mars, Barilla, Galbusera, Kellogg's, solo per fare alcuni nomi, ma che il consumatore stesso può decidere di fermare tramite scelte più consapevoli e responsabili. Non deve essere accettabile e tollerabile che le foreste brucino, gli animali muoiano e le persone vengano oppresse affinché la Nutella possa arrivare sugli scaffali dei supermercati.

    La biotruffa: l'olio di palma sostenibile non esiste

    L'RSPO, certificazione sbandierata da molte aziende e multinazionali, è solo un organo di facciata, una brillante operazione di greenwashing architettata dalle multinazionali per le stesse multinazionali del settore, volta a nascondere i crimini che si nascondono dietro al mercato dell'olio di palma.

    Questa tavola rotonda, che di fatto certifica e legalizza la deforestazione, nasce nel 2004 in Malesia, ma viene registrata in Svizzera, ed è fondata da multinazionali del calibro di Aak, Migros, MPOA (Malesyan Palm Oil Association) e Unilever, alle quali un anno dopo si sono aggiunte Cargill e Wilmar (colpevole di numerosi incendi scoppiati nelle foreste del Borneo). Il tutto sostenuto e supportato da Wwf, al preciso scopo di offrire all'RSPO quel velo di sostenibilità necessaria per poter vendere la biotruffa al consumatore.
    Successivamente altre multinazionali entrano a far parte della tavola rotonda dell'insostenibilità: McDonalds, PepsiCo, Nestlé, Mars, L’Oreal, P&GSime DarbyFerrero, Mulino Bianco; e aziende del biologico come Baule Volante, La Finestra sul Cielo, Ecor, Rapunzel, i cui traffici hanno contribuito alla guerra civile in Colombia, e molte altre.
    Le monocolture, di qualsiasi produzione si tratti, non possono comunque essere definite sostenibili per le seguenti ragioni:
    • Non permettono a un terreno abituato a ospitare biodiversità vegetale e animale di usufruire di quel naturale ricambio grazie al quale si nutre di sostanze diverse in periodi diversi dell’anno, che lo mantengono vivo;
    • Per mantenere molte piante in poco spazio, si fa largo impiego di agenti chimici, quali pesticidi, erbicidi e quant’altro, tutte sostanze che, ovviamente, impoveriscono e avvelenano ulteriormente il terreno;
    • La coltivazione intensiva di un’unica specie vegetale necessita di enormi quantità di acqua per crescere e dare i frutti e determina la morte del terreno nell'arco di due anni, rendendolo incapace di ospitare e generare vita.
    Da sottolineare ancora che l'olio di palma per giungere in Europa dall'Indonesia deve affrontare un viaggio lungo circa 13.000 chilometri, della durata di 24 giorni, periodo durante il quale la suddetta sostanza deve essere tenuta in appositi silos che la mantengano a temperatura ambiente, altrimenti solidificherebbe sarebbe poi inutilizzabile. Le emissioni di CO2 nel corso del viaggio sono quindi devastanti, e il principio del chilometro zero, uno dei parametri che dovrebbe garantire la sostenibilità di un prodotto viene ampiamente sgretolato.

    Quella che segue è la lista delle quantità di olio di palma impiegate dalle singole multinazionali (in grassetto quelle che troviamo più spesso sugli scaffali) nel solo 2013:
    • Unilever (Paesi Bassi): 1 milione 523 mila 605;
    • BASF (Germania): 200 mila;
    • Ferrero (Italia): 150 mila;
    • CSM (Paesi Bassi): 107 mila 449;
    • Reckitt Benckiser (Regno Unito): 106 mila 985;
    • Henkel (Germania): 71 mila 608;
    • L'Oréal (Francia): 61 mila 850;
    • Vademoortele (Belgio): 57 mila 306;
    • United Biscuits (Regno Unito): 54 mila 137;
    • Aldi (Germania): 53 mia 100;
    • Associated British Foods (Regno Unito): 45 mila 831;
    • Barilla (Italia): 39 mila 250;
    • IKEA (Svezia): 34 mila;
    • Tesco (Regno Unito): 33 mila 811
    • Aviko (Paesi Bassi): 20 mila 509;
    • Farm Frites (Paesi Bassi): 18 mila 917;
    • Lidl (Germania): 17 mila 530;
    • Premier (Regno Unito): 16 mila 358;
    • Nutreco International (Paesi Bassi): 15 mila;
    • Augustus Storck (Germania): 14 mila 403;
    • Arla Foods (Danimarca): 14 mila 025;
    • ASDA (Regno Unito): 12 mila 421;
    • Smile Foods - Royal Smilde (Paesi Bassi): 12 mila 100;
    • Sainsbury's (Regno Unito): 11 mila 212;
    • EDEKA (Germania): 11 mila 175;
    • REWE Group (Germania): 10 mila 100;
    • Lotus (Belgio): 8 mila 700;
    • Scamark (Francia): 8 mila 364;
    • Remia (Paesi Bassi): 8 mila 300;
    • Royal Ahold (Paesi Bassi): 8 mila;
    • Lantmännen (Sveza): 7 mila 546;
    • Groupe Lactalis (Francia): 7 mila 400;
    • Bongrain (Francia): 7 mila;
    • Carrefour (Francia): 7 mila;
    • Les Mousquetaires (Francia): 6 mila 537;
    • Dansk Supermarket (Danimarca): 5 mila 889;
    • Oriflame (Svezia): 5 mila 801;
    • Morrisons (Regno Unito): 5 mila 778;
    • Karl (Finlandia): 5 mila 636;
    • Yves Rocher (Francia): 5 mila 125;
    • Cémoi (Francia): 5 mila 100;
    • Magasins (Francia): 4 mila 174;
    • Co-operative (Regno Unito): 3 mila 890;
    • Kaufland (Germania): 3 mila 674;
    • HARIBO (Germania): 3 mila 350;
    • Marks & Spencer (Regno Unito): 3 mila 064;
    • Sodexo (Francia): 2 mila 939;
    • Waitrose (Regno Unito): 2 mila 728;
    • Brioche (Francia): 2 mila 585;
    • Delhaize (Belgio): 2 mila 500;
    • Casino (Francia): 2 mila 376;
    • ICA (Svezia): 2 mila 200;
    • Jumbo (Paesi Bassi): 2 mila;
    • Harry's (Francia): 1 mila 800;
    • Axfood (Svezia): 1 mila 690;
    • Reitan/REMA (Danimarca): 1 mila 463;
    • Laboratoire L'Occitane (Francia): 1 mila 287;
    • Warburtons (Regno Unito): 1 mila 180;
    • SOK (Finalndia): 1 mila 145;
    • Dcoop Sweden (Svezia): 949;
    • Raisio Oyj (Finalndia): 841;
    • Kesko Food (Finlandia): 800;
    • Ecover (Belgio): 775;
    • Boots (Regno Unito): 367;
    • R&RIce cream (Regno Unito): 211.


    Alternative
    • Uso in cottura: olio d'oliva, meglio se extravergine;
    • Uso in frittura: olio d'oliva, perchè ha un punto di fumo alto e quindi è difficile che gli alimenti durante la frittura si brucino e diventino cancerogeni;
    • Uso a crudo: olio d'oliva, meglio se extravergine, oppure altri oli come quello di sesamo o, se piace un gusto più marino, come di pesce, quello di lino;
    • Uso nella preparazione di dolci: per alcuni dolci, come i biscotti, che richiedono un uso molto limitato di olio, consigliamo sempre quello d'oliva, mentre per altri, in cui è richiesto un impiego maggiore d'olio, quello d'oliva può risultare troppo grasso, per cui è meglio usarne uno come quello di semi di girasole.

    Qui un piccolo glossario da scaricare, stampare e portare con sé


    Il glossario è in formato A7, comodo da tenere nel portafogli, per cui qui ne abbiamo caricato otto, quanti ne stanno in un normale A4: stampate, ritagliate e distribuite i restanti sette ad amici e parenti!


    Prendi parte alla campagna STOP OdP!
    Scopri come, cliccando qui!

    domenica 6 marzo 2016

    L'OLOCAUSTO DEGLI ANIMALI UNA VERGOGNA SOLO UMANA

    Non c'è religione senza amore universale e chiunque può parlare quanto vuole della propria religione, ma se essa non gli insegna ad essere amorevole e compassionevole con tutti gli esseri del creato, è tutta una spaventosa TRUFFA»





    martedì 1 marzo 2016

    FERMARE QUESTA FOLLIA

    CARISSIMI VI CHIEDO UN SECONDO DEL VOSTRO TEMPO PER UNA QUESTIONE IMPORTANTE: una delle manovre politiche del governo Renzi, lo Sblocca Italia, ha spianato la strada alle lobbi di potere. Con l' art. 31 dello sblocca italia le multinazionali hanno il via libera per iniziare lavori di trivellazione, sia in mare che in terra, su tutta la penisola italiana. La cosa sconcertante è che non ci sono limiti nè vincoli per le multinazionali che quindi non prenderanno minimamente in considerazione l' impatto ambientale che queste manovre possano avere sul territorio. In questo tempo in cui si può ricorrere a fonti di energia alternative, come l' eolica o la solare, prive di qualsiasi controindicazione, è altamente inutile e deleterio continuare ad insistere sugli idrocarburi fossili come il petrolio sapendo le enormi conseguenze di imbatto ambientale che ne derivano dal suo utilizzo, tra inquinamento da combustione e mancata bonifica del territorio.. senza considerare l' immani catastrofi che si sono già consumate in passato dall' esplosione di alcuni pozzi petroliferi in mare aperto...
    Moria dei pesci, alterazione della fauna marina, sconvolgimento dell' ecosistema, scombussolamento della crosta terreste e aumento di terremoti e maremoti, sono solo alcune delle conseguenze delle trivellazioni.
    Fortunatamente abbiamo la possibilità di esprimerci pacificamente per evitare danni irreversibili al pianeta: il 17 aprile è stato stabilito un referendum abrogativo per fermare le trivelle.
    La Natura è il nostro tempio e la nostra insegnante, facciamo la nostra parte ed evitiamo che gli schiavi del potere materiale facciano crollare le colonne di questo tempio meraviglioso; CONFIDO IN VOI, esseri sensibili e figli di Madre Terra, nella vostra partecipazione: IL 17 APRILE SI FIRMA SI AL REFERENDUM ABROGATIVO per dire no alle trivelle. Ve lo chiedo dal profondo del Cuore, andate a firmare il 17 Aprile, ci vuole un attimo, solo un paio di minuti, ma che possono fare un enorme differenza.
    vi prego di condividere a quante più persone possibili questa informazione, parlatene in famiglia, con amici, con conoscenti, scrivetelo su facebook o dovunque crediate possa essere visibile a tutti in modo che tutti possano sapere ed essere coscienti.
    noi e la Natura siamo un unico Essere, difendere la Natura equivale a difendere noi stessi, poichè il suo equilibrio è il nostro equilibrio quindi sono fiducioso che raggiungeremo il quorum necessario per fermare questa follia.
    Grazie dal profondo

    mercoledì 24 febbraio 2016

    Riflessioni di gioia

    RIFLESSIONI DI GIOIA.
    Da tantissimi anni seguo un cammino di consapevolezza e ho scoperto tantissime cose, informandomi leggendo e sono cose molto molto brutte che succedono su questo pianeta. Non vi sto dicendo di credermi ma informatevi. Si avvicina la pasqua noi crediamo una festa cristiana ma sono rituali sumeri rettilani tutto quello che si celebra è una celebrazione a dei rettili. In tutte le religioni politica giustizia ci sono esseri ibridi di questa razza extraterrestre che da milioni di anni ha invaso e domina il pianeta cambiando la nostra storia e portandoci al loro modo di essere, tantissimi anni fa avrei detto chi dice queste cose è scemo ma ora vi dico no ho visto e sentito energie veramente brutte che ci circondano per questo ci dobbiamo svegliare prima che sia troppo tardi per noi umani. Loro si nutrono di energie basse dolore morte compiono rituali sacrificali con umani e animali ecco perché tutte queste feste con il sangue si adora un loro demoniaco dio perché sono satanisti. Solo demoni si nutrono di morte dolore l'olocausto animale che ci hanno plagiato a fare noi non siamo carnivori non abbiamo niente di animali carnivori. Abbiamo un cuore e un anima compassionevole, i veri umani provano amore per gli animali per la vita no la morte e il dolore. Hanno riempito il pianeta di ibridi umanoidi zombi umani, persone che sin da bambini gli fanno il lavaggio del cervello e gli instaurano dentro il loro modo di essere. Possiamo fermarli ma dobbiamo conoscerli vedere chi sono come agiscono. Ma pensate che se erano umani tutti quelli che organizzano le guerre gli orrori che succedono gli avvelenamenti non avrebbero sentito sensi di colpa. Questi di umano non hanno niente si nutrono di tutto questo ecco perche il pianeta è diventato sempre peggio il pianeta degli orrori. In questa pasqua festa di pace e amore mentre portate a tavola cadaveri di animali che ritenete giusto mangiare loro mangiano cuccioli umani esseri umani senza sentirsi in colpa. Dite non vero? Perche non potrebbe essere vero. Basta solo guardare i vivisettori che orrori fanno le antiche e moderne macchine di morte i cannibali vi meravigliereste che questi satanisti al posto dei poveri agnelli sgozzano bambini sono pedofili violentarli e ucciderli cosa cambia niente. Cominciate ad informarvi veramente capire perche solo fermando il dolore la morte tutto il sangue che bagna Madre Terra possiamo cacciare questi esseri demoniaci da questo bellissimo pianeta. Io ho letto quasi tutti i libri di David Icke e tantissimi altri autori molto seri. Non serve dire che David Icke o altri sono di loro ma informarsi leggere vedere i video sono libri che lasciano il segno e se sei umano cominci a farti tante domande al di là di chi scrive i libri da le notizie. Informatevi sulle tribù antiche che da sempre hanno disegnato esseri rettilani che si univano con donne umane. Osservare le simbologie, i rituali delle chiese e varie religioni. Perché in tutte le feste ci sono sacrifici animali. Noi sono animali loro umani. Da quando sono iniziati questi sacrifici? Tornare indietro nel tempo vedere la storia nascosta no quella che hanno scritto loro per capire. SIAMO IN UN GRANDISSIMO PERICOLO ANTICHI SCIAMANI HANNO ROTTO IL SILENZIO DI MILLENNI E SONO STATI UCCISI PER QUESTO PERCHE CI HANNO AVVISATI DI QUESTO GRANDISSIMO PERICOLO ORA O NOI O LORO SU QUESTO PIANETA. INUTILE DIRE VEDIAMO TUTTO ROSA CAMBIA SI POSITIVI MA INVECE PRENDIAMO CONSAPEVOLEZZA CHE RETTILI DELLA PEGGIORE SPECIE DEMONIACA GIOCANO CON LE NOSTRE VITE E CI USANO COME SCHIAVI E COME CIBO. SOLO SCOPRENDOLI POSSIAMO RIMANDARLI DA DOVE SONO VENUTI. Non celebrate con il sangue sacrificale quello che loro fanno passare per religione ascoltate quello che dicono tra le righe vedete il simbolismo che usano sono maniacali nei simboli celebrazioni, rituali . Si credono una razza eletta Quando vi fate la croce disegnate una croce rovesciata. Il battesimo chiude la ghiandola pineale. Battere il mia culpa nel atto di dolore chiude il chakra del cuore. La croce che continuano a tenere come un simbolo cattolico con un cadavere a centro blocca l'energia maschile e femminile tenendoci un cadavere al centro si blocca. Poi vedere bene anche questa storia Gesù è risorto? O non è mai morto in croce?La croce è un antico simbolo che rappresenta l'unione maschile e femminile. E tantissime altre cose. Loro conoscono la forza della magia e dei rituali antichissimi e la usano come usano tecnologie che a noi sembrano fantascientifiche. Però hanno paura di noi ecco perché ci vogliono assassinare tutti. Noi abbiamo una Scintilla Divina un Anima di luce che li distrugge se prendiamo consapevolezza di chi siamo e del nostro potere. SVEGLIARSI E RISVEGLIARE INFORMARSI MA PER SALVARSI DOBBIAMO DIMENTICARE TUTTO QUELLO CHE CI HANNO INSEGNATO E RIPARTIRE DA QUELLO CHE CAPIAMO DA SOLI CON IL NOSTRO CUORE E MENTE SOLO COSI POSSIAMO EVOLVERCI IN UNA RAZZA VERAMENTE UMANA. Io non sapevo niente mi sono informata e continuo perche sono stanca veramente stanca di tutti questi orrori e di questo pianeta che non riconosco come mio con tutta questa violenza. Guardarsi intorno si vede che è stato creato con amore e questi psicopatici criminali assassini stanno distruggendo noi e questo bellissimo pianeta. IO SONO STANCA SE LO SIETE ANCHE VOI INFORMATEVI E GIORNO PER GIORNO COMBATTETE QUESTO SISTEMA MARCIO NEL DNA RETTILANIO.

    Un abbraccio di luce e amore Gioia