domenica 31 agosto 2014

PERCHÉ INVECE NON CACCIANO UN PO DI DELINQUENZA DALLA NAZIONE

Roma, l'avviso in metrò: "Sarete derubati"

Roma, l'avviso in metrò: "Sarete derubati"
Nella metropolitana di Roma si è accolti da altoparlanti che avvertono: fate attenzione, sono presenti molti borseggiatori. Per sicurezza ripetono il messaggio anche in inglese, in modo che non sfugga ai turisti. Della serie: noi ve lo avevamo detto. Grazie, e poi? Ti guardi attorno e cerchi una divisa, carabinieri o poliziotti. Nessuno. Se mi capita d’essere borseggiato e, grazie all’annuncio che mi ha messo in allerta, di accorgermene, che faccio: accoltello il ladro? gli sparo? o gli propongo di accompagnarmi a fare la denuncia? Intanto, mentre sei in cammino verso i treni, valuti gli effetti del messaggio: chi avverte la donna vicina di non lasciar pendere dietro la borsa; chi, istintivamente, controlla che il portafogli sia ancora al suo posto; chi, romano di sicuro, ghigna. E, in effetti, quest’ultima reazione è la più sensata.
La metropolitana di Roma è gestita da una municipalizzata, l’Atac. I vertici sono nominati dalla politica. Fa capo al settore pubblico, lo stesso pubblico, lo stesso Stato, nelle sue articolazioni, cui pago fior di tributi anche per essere protetto e affinché i delinquenti siano assicurati alle patrie galere. Non ha senso che cotanto apparato pubblico si senta scaricato dalle sue responsabilità, o addirittura meritevole di un encomio, per avere preso l’iniziativa di una coraggiosa iniziativa: avvisare le potenziali vittime che si trovano al fianco di possibili ladri. Arrestateli. Se lo sapete, arrestateli.
Potrei capire avvisi così concepiti: siccome abbiamo rilevato che ci sono molti borseggiatori, vi avvertiamo che è stato istituito un posto di sicurezza in ogni stazione, sicché, se vi capita di subire un furto, segnalatelo subito. Qualche cosa, insomma, che presupponga l’esistenza di uno Stato e del suo dovere di far valere la legalità. Ma il solo dire: «Occhio, che ti derubano», è un segno di disfacimento operativo e di decomposizione morale. Si dovrebbe risalire la catena di comando e stabilire come una cosa del genere sia stata possibile.
Anzi, invitiamo chi dirige Metropolitana di Roma a non far finta di non avere letto e di rispondere: chi ha concepito quel messaggio e chi ha deciso di mandarlo nelle orecchie e nelle coscienze dei cittadini? Perché, chiunque sia, individuo o organo collegiale, deve farci sapere se prima ha provato a chiedere alle forze dell’ordine di pattugliare le stazioni, o se ha prima pensato, e perché scartato, di mettere tutto sotto sorveglianza video, come avviene a Londra. Cosa che non evita il borseggio, ma rende assai probabile l’individuazione e la condanna del colpevole, potentemente disincentivandolo. Noi vogliamo sapere se la decisione è stata presa da un insensibile, o se si tratta di un dirigente lasciato solo da chi è preposto alla sicurezza dei cittadini, nel qual caso vorremmo vedere le risposte della questura e del comando.
Ripeto un concetto, molto spesso dimenticato: io cittadino pago per quel servizio, non è gratis. Sborso soldi veri, a fronte dei quali non posso accontentarmi di annunci fatui. La sicurezza non è un gesto di benevola protezione statale, ma un servizio costoso e pagato, essendo incapace del quale uno Stato perde legittimità e credibilità. L’avviso metropolitano aumenta le paure collettive e non aiuta in nessun modo a interdire il lavoro dei ladri. È un errore del quale qualcuno deve rispondere. Altrimenti, alla prossima scadenza fiscale, appendiamo un cartello fuori dai nostri posti di lavoro e dalle nostre case: attenzione, sono in aumento gli evasori fiscali. Quando verranno a contestarci i mancati pagamenti risponderemo: ma come, avevamo anche avuto la cortesia di avvertire.
di Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
@DavideGiac

ASSURDITÀ CHE SUCCEDONO SOLO IN ITALIA

Esuberi Alitalia, ultimo "regalo": fino a 6mila euro al mese per 5 anni (senza lavorare)

Dei 2.171 dipendenti dell'Alitalia dichiarati in esubero dopo l'accordo con Etihad, 980 finiranno in mobilità, scrive L'Espresso
Redazione 30 Agosto 2014
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L'accordo Alitalia - Etihad rappresenta per il personale dellacompagnia aerea in eccedenza l'ultimo regalo. E che regalo.
Un pilota incasserà fino a 6 mila euro al mese per cinque anni. Stando a casa. Lo racconta L'Espresso.
Dei 2.171 dipendenti dell'Alitalia dichiarati in esuberodopo l'accordo con Etihad, 980 finiranno in mobilità.
Stefano Vergine sul settimanale spiega che in Italia un lavoratore che viene messo in mobilità solitamente può arrivare a prendere al massimo 1.100 euro al mese per due anni. Ai dipendenti dell'Alitalia che perderanno il posto in seguito all'accordo con Etihad invece andrà molto più di lusso.
Per questi lavoratori infatti l'assegno di mobilità durerà cinque anni, con un importo pari all'80 per cento dello stipendio degli ultimi 12 mesi. I conti sono presto fatti: un pilota con una certa anzianità incasserà, senza lavorare, fino a 6 mila euro al mese per  cinque anni.
Sindacati, compagnie aeree e gestori aeroportuali hanno trovato già l'accordo di massima, ma manca ancora il determinante avallo del governo.
Scrive L'Espresso:
Chi salderà il conto finale? Tecnicamente, il Fondo speciale per il trasporto aereo. In pratica, a pagare saranno tutti i viaggiatori, dato che il Fondo è alimentato quasi interamente dalla tassa di 3 euro versata da ogni passeggero in partenza da un aeroporto nazionale.

L'AMERICA STA CREANDO TUTTI I PRESUPOSTI PER FARE UNA GUERRA . INUTILE E DANNOSA. SERVE SOLO AI PADRONI CH LO COMANDANO


UCRAINA, SCATTA L'INVASIONE DEI BLINDATI RUSSI.
OBAMA MINACCIA PUTIN: "MOSCA LA PAGHERÀ"

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Ucraina, scatta l'invasione dei blindati russi.
Obama minaccia Putin: "Mosca la pagherà"
Ucraina, invasione dei blindati russi. Obama: "Mosca la pagherà". Putin si appella ai ribelli: aprire subito corridoi umanitari
Venerdì 29 Agosto 2014
Rischia di degenerare in un conflitto militare diretto tra Kiev e Mosca la guerra civile nell'est dell'Ucraina, con una provocatoria sfida del Cremlino a tutto l'Occidente.

Il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto nella notte ai separatisti filorussi di aprire un «corridoio umanitario» per le truppe ucraine rimaste circondate dopo la presa da parte dei ribelli di Novoazovsk, città strategica nell'est dell'Ucraina. «Mi appello alle forze ribelli perchè aprano un cordone umanitario per le truppe ucraine che sono state circondate, alfine di evitare inutili vittime e per consentirgli di ritirarsi dalla zona delle operazioni», dichiara Putin in un comunicato indirizzato «agli insorti della Novorossija» (Nuova Russia). I soldati ucraini sono stati circondati dopo «i considerevoli successi (dei separatisti) contro l'operazione militare di Kiev», continua il presidente russo, chiedendo a Kiev di «mettere fine ai combattimenti, stabilire un cessate il fuoco e negoziare con i rappresentati del Donbass». Putin ha anche chiesto ai separatisti filorussi di fornire «un aiuto medico» ai soldati feriti, aggiungendo che la Russia «si tiene pronta e fornirà aiuti umanitari alla popolazione del Donbass». La Russia è accusata dall'Occidente di sostenere i separatisti e di aver inviato soldati in Ucraina, più di mille secondo la Nato. Ieri Kiev ha reso noto che le «truppe russe» hanno preso il controllo della città di frontiera strategica di Novoazovsk (11.000 abitanti), 100 km a sud della roccaforte ribelle di Donetsk. Il leader dell'autoproclamata Repubblica di Donetsk, parlando al canale tv russo Rossiya 24, ha quindi risposto a Putin mettendo in chiaro la propria posizione: «Con tutto il rispetto dovuto al presidente, siamo disposti ad aprire un corridoio umanitario per le truppe ucraine finite in questo pasticcio solo a condizione che ci consegnino le loro armi e le loro munizioni». La situazione. Ieri è stata una giornata particolarmente difficile che ha ulteriormente acuito le tensioni fra Russia e Ucraina. Kiev infatti, spalleggiata dagli Usa, ha denunciato una vera e propria «invasione» di truppe russe chiedendo un «consistente aiuto tecnico-militare» alla Ue dopo aver invocato il soccorso della Nato. Il presidente ucraino Petro Poroshenko si è visto costretto a cancellare una visita in Turchia e a convocare d'urgenza il consiglio per la sicurezza e la difesa di fronte ad un «deterioramento rapido della situazione» dovuto all'«ingresso di truppe russe». Il capo dello Stato ha chiesto anche un Consiglio europeo, mentre il premier Arseni Iatseniuk ha sollecitato una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu e sanzioni più efficaci contro Mosca, come il blocco delle transazioni bancarie. Barack Obama - dopo una telefonata con Angela Merkel - ha affermato che «il mondo intero» vede forze russe entrare in Ucraina, aggiungendo che Mosca è responsabile di quanto accade a est e che il suo sconfinamento avrà «un costo». Ha quindi ripetuto che gli Usa non interverranno militarmente, ma non ha mancato di lanciare un monito al Cremlino: Kiev non fa parte della Nato, ma altri Paesi della regione sì e Washington «prende molto sul serio l'articolo 5» a loro tutela in caso d'invasione. Kiev ha poi incassato la solidarietà di varie cancellerie europee, a partire dal premier italiano Matteo Renzi, che in una conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin ha espresso, in qualità di presidente di turno della Ue, grande preoccupazione per «l'intollerabile escalation» in Ucraina, sollecitando il ritorno al tavolo delle trattative. Gli ha fatto eco il presidente francese Francois Hollande, mentre il premier britannico David Cameron ha ventilato «nuove conseguenze» per Mosca. La cancelliera tedesca Merkel è stata più esplicita, evocando eventuali nuove sanzioni, al pari del Dipartimento di Stato americano. Mentre al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, Washington ha accusato Mosca di mentire in un duro botta e risposta nel quale il rappresentante russo ha denunciato invece «le interferenze» Usa negli affari di altri «Stati sovrani». Le «violazioni russe in Ucraina» sono state discusse anche dall'Osce, dove tuttavia l'ambasciatore Andrei Kelin, ha confermato la linea del Cremlino negando la presenza di soldati russi, come ribadito più tardi anche dal ministero della Difesa. Ma a rincarare le accuse ci ha pensato la Nato, mentre la Borsa di Mosca accusava il colpo con ingenti perdite. «Un crescente numero di soldati russi interviene direttamente nei combattimenti sul terreno ucraino», aveva twittato l'ambasciatore degli Stati Uniti a Kiev, Geoffrey Pyatt, aggiungendo che «la Russia ha inviato nell'est del Paese i suoi più moderni sistemi di difesa aerea, compresi gli SA-22». Parole a cui ha fatto eco un responsabile dell'Alleanza atlantica evocando l'incursione di oltre mille militari russi, in particolare nella zona di Novoazovsk. La Nato ha diffuso quindi nuove foto satellitari, anche se vecchie di qualche giorno, che mostrano forze armate russe impegnate in operazioni militari all'interno del territorio ucraino. Per l'ambasciatore ucraino presso la Ue, Konstiantyn Elisseiev, si tratta ormai di una «invasione russa non più dissimulata». E il rappresentante di Kiev all'Onu invoca l'aiuto del mondo per «resistere all'aggressione». Del resto anche il premier dell'autoproclamata Repubblica di Donetsk, Aleksandr Zakharenko, ha fatto delle mezze ammissioni, confidando alla tv Rossia 24 che tra i circa 3-4 mila volontari russi vi sono militari in pensione e «soldati in servizio che vengono a combattere per la nostra libertà invece di andare al mare in vacanza». Linea che cerca di sposare quella del Cremlino, secondo cui al massimo ci sono volontari, non truppe ufficiali. Anche perchè lo scorso giugno il Senato ha revocato l'autorizzazione ad un intervento militare, su richiesta dello stesso Putin. Ma la versione comincia a mostrare le prime crepe anche in patria, dove i famigliari esigono informazioni su figli e mariti scomparsi dopo essere partiti per non meglio precisate esercitazioni e i media rivelano i misteriosi funerali di alcuni parà a Pskov. Funerali sui quali anche il Cremlino è stato costretto ad avviare «accertamenti». La tensione è però alle stelle, mentre Kiev annuncia di voler reintrodurre la leva militare obbligatoria appena abolita. Sul terreno sono intanto da registrare altri 11 civili uccisi e 22 feriti nelle ultime 24 ore nei bombardamenti su Donetsk, assediata da settimane dalle forze ucraine, e la conquista da parte i «truppe russe» di Novoazovsk, cittadina strategica sul mare di Azov, dove si è aperto un terzo fronte di guerra.

I GRUPPI DI POTEERE VOGLIONO UNA GUERRA GLOBALE

PUTIN

INFORMARE PER RESISTERE

IL FUTURO DELLA LIBERTA’ E’ SOLO SULLE NOSTRE SPALLE

IL FUTURO DELLA LIBERTA’ E’ SOLO SULLE NOSTRE SPALLE
aprile 07
21:002014
- DI TYLER DURDEN -
Se permetteremo che ci prendano per #babbei o che si credano che siamo gente che fa il tifo per la #Russia, o se vogliono mischiarci con quelli che stanno sempre dalla parte di chiunque non la veda come il nostro #governo,allora avremmo perso la nostra battaglia. Saremo inghiottiti, anche noi, dalla marea della guerra, pur sapendo che di avere intorno solo delle comparse, solo dei falsi profeti, attori che ricitano una parte di un dramma umano.
La nostra missione, come Movimenti per la libertà, vuole un’America (e un mondo) veramente libera e sovrana, che non si confonda in mezzo al caos di una scacchiera dove si gioca una partita a livello mondiale. E’ ora di accettare che il destino di questo paese e forse di tutto il futuro della libertà umana sta poggiando esclusivamente sulle spalle della resistenza, di quella resistenza che facciamo noi, qui da casa.
Numerose culture hanno inventato delle celebrazioni per buttare fumo negli occhi degli stranieri, dagli antichi Romani, ai primi musulmani, ai cristiani medievali, agli americani e agli europei di oggi. All’inizio di aprile, ancora una volta stiamo strizzando l’occhio malizioso a questo concetto sciocco e, come sempre,  vediamo che tutti cercano di mettersi dalla parte del carnefice, mai da quella della vittima.
Purtroppo , anche il più attento dei lettori a volte può essere fuorviato da abili stratagemmi, e credo che questo stia accadendo anche oggi per come vengono percepite, da chi agisce nell’ambito del Movimento per la Libertà, le crescenti “tensioni “ tra la Russia e l’Occidente.
Nel mio articolo La Crisi Ucraina Crisis: Un altro Bidone macchinato dal Potere Globalizzato, ho raccontato la storia dei falsi paradigmi e dei conflitti architettati tra tante nazioni, soffermandomi su come questi conflitti siano stati sfruttati dagli interessi monetari globali per consolidare e centralizzare il potere politico e sociale. La nascita della Russia comunista, in particolare, fu direttamente finanziata dalle banche occidentali e sostenuta con armi e aiuti militari dallo stesso governo Usa. Queste specie di “eventi sorprendenti” non sono insegnati nelle scuole o nelle università, esattamente perché il controllo continuo delle “elite del denaro” si fonda su una continua mistificazione delle verità storiche.
Molti, che si muovono come Movimento per la Libertà, hanno studiato e sono ben consapevoli dei complotti del sistema bancario centrale e della morsa con cui sta stringendo Stati Uniti e Europa. Ma stranamente qualcuno si rifiuta di riconoscere la possibilità sostanziale che il sistema bancario globale possa avere anche il controllo della Russia e che stia lavorando su entrambi i fronti di questa nascente guerra economica.
Mentre si sta aggravando la crisi ucraina e aumentano altri pericoli nel Pacifico e in Medioriente, sta prendendo piede uno strano consenso tra gli analisti-alternativi, tra quelli, cioè, che sono convinti che il Presidente Vladimir Putin e la Russia rappresentino una specie di opposizione alla globalizzazione e alle regole delle corporazioni finanziarie.
Forse in alcuni momenti la retorica di Putin e l’esistenza di media liberi come RT hanno sedotto qualcuno, convincendolo che la Russia sia una“vittima” nel grande schema della oligarchia occidentale, e la Russia sia veramente il  “Cavaliere bianco – il “Don Chisciotte” – che vuole resistere a tutti i costi contro il nuovo ordine mondiale.
Mi dispiace doverlo dire, ma niente potrebbe essere più lontano dalla verità.
Oggi la Russia è uno strumento mosso dalle elite globali, come lo era già dopo la rivoluzione bolscevica e  Vladimir Putin è uno dei loro burattini (socialisti) tanto quanto Barack Obama. Cominciamo dall’inizio dalla rinascita della Russia come federazione regionale negli anni 90, dopo la caduta del patto di Varsavia.
Mikhail Gorbaciov, il leader largamente accreditato come colui che fu l’ultimo smantellatore dell’Unione Sovietica e che favorì la nascita della ” nuova” Russia , fu a lungo un sostenitore del ” Nuovo Ordine Mondiale” (parole sue) e di un governo globale centralizzato. In un discorso dal titolo “Prospettive sul Cambio Globale ” tenuto agli studenti del Lafayette College di Easton, in Pennsylvania, Gorbaciov sostenne che una soluzione del genere era necessaria per salvaguardare la “libertà”.

“Le opportunità che esistevano dopo la fine della guerra fredda … non furono sfruttate come si doveva. Allo stesso tempo, abbiamo visto che l’intera situazione mondiale non si è sviluppata positivamente . Abbiamo visto un deterioramento dove invece avrebbe dovuto esserci un movimento positivo verso un Nuovo Ordine Mondiale”.
E continuando :
“Ma siamo ancora di fronte al problema che ancora si deve costruire questo ordine mondiale. Abbiamo le crisi : ci sono i problemi dell’ambiente, c’è arretratezza e povertà, c’è mancanza di cibo. Tutti questi problemi esistono perché non abbiamo un sistema di governance globale.”
Quando fu chiesto nel 1995 dal San Francisco Weekly che cosa volesse dire Gorbachev con le parole “Nuovo Ordine Mondiale”, Jim Garrison , il direttore esecutivo della Fondazione Gorbaciov dichiarò, senza mezzi termini, che Gorbaciov non voleva niente di meno che un governo globale .
“Nei prossimi 20 o 30 anni , andremo a finire dentro un governo mondiale …. E ‘inevitabile . Accadrà e diventerà una cosa normale avere rapporti con tutto il mondo, come adesso succede, per esempio, se si sei un californiano e vuoi andare nel Vermont”.
Dobbiamo prendere atto che adesso sono passati quasi 20 anni da quando Garrison disse queste cose e gli eventi che spingono verso una valuta globale stanno prendendo sempre più velocità. Gorbaciov aveva previsto che il governo mondiale si sarebbe realizzato attraverso le organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Ma ci sbabliamo se crediamo che questa visione del Nuovo Ordine Mondiale sia qualcosa limitato solo a Gorbaciov e alla sua cerchia :  Al Forum Mondiale nel 1995, guidato da Gorbaciov, Zbigniew Brzezinski, membro del Council On Foreign Relations, ebbe a dire :
” Non abbiamo un Nuovo Ordine Mondiale . … e non potremo arrivare ad un governo mondialese se faremo passi troppo lunghi e troppo veloci. … In breve, il presupposto per l’eventuale globalizzazione – per una vera globalizzazione – è una progressiva regionalizzazione, perché solo così potremo muoverci verso una unità maggiore, più stabile, più compiacente”.
Nel libro di Zbigniew Brzezinski  Tra due Età : il ruolo dell’America nell’Era Tecnotronica, si elabora l’ideologia che dovrebbe essere il marchio del governo del Nuovo Ordine Mondiale :
” Gli stati-nazione stanno gradualmente cedendo sovranità … ma si dovranno fare degli sforzi maggiori per modellare una nuova struttura monetaria mondiale.”
” La sovranità nazionale non è più un concetto vitale … il marxismo rappresenta uno ulteriore stato vitale e creativo nella maturazione della visione universale dell’uomo. Il Marxismo è allo stesso tempo una vittoria del fattore esterno dell’uomo attivo sul suo fattore interiore di uomo passivo, è una vittoria della ragione sulla fede … “
Brzezinski sembra essere in totale sintonia con Gorbaciov, ma perché qualcuno dovrebbe preoccuparsi di quello che pensa Brzezinski sul futuro della sovranità americana? Forse perché Brzezinski è uno stretto e influente consigliere  di Obama per la politica estera.
Così adesso abbiamo stabilito che gli interessi politici di entrambe le parti dopo il 1990 tendevano verso un nuovo ordine mondiale e verso un governo mondiale con un’impronta decisamente socialista o marxista. Qualcuno potrebbe applaudire a questa prospettiva, anche se a qualcuno potrebbe non piacere; resta il fatto però che questo progetto sia quello apertamente promosso e avviato dai governi ufficiali e dalle elite dei paesi dell’est e dell’ovest. È un fatto innegabile.
Fin dalla sua creazione, la nuova Russia è stata progettata per diventare il catalizzatore di un governo globale, ma un governo globale gestito da CHI ? Come si dice, seguire sempre l’odore dei soldi.
La Russia ha più obblighi verso i banchieri internazionali di qualsiasi nazione del pianeta. Dopo il crollo dell’economia russa e la dissoluzione della vecchia Unione Sovietica, il paese era in grave difficoltà. Dal 1992 al 1996, il FMI è intervenuto sull’economia russa, con più di 22 miliardi di dollari di aiuti (ufficiali). Questo primo pacchetto di finanziamenti si rivelò un fallimento quando la Russia dichiarò default sia per i sui suoi debiti che il prestito del FMI che fu rinegoziato alla fine degli anni ’90.
Sono in molti a sapere del coinvolgimento del FMI in Russia, ma solo pochi sanno degli scandali, in particolare, sulla destinazione vera e finale dei fondi del FMI. Nel 1999, venne reso pubblico il fatto che il denaro del FMI era stato dirottato verso le casse delle élite delle mega-aziende-russe, verso le casse dei politici, e persino dei mafiosi. Questo denaro era stato erogato per la ricostruzione delle infrastrutture e dell’economia russa e invece, l’aristocrazia e il sottogoverno criminale se ne imboscarono una bella fetta.
Il denaro fu dirottato e lavato con l’aiuto della Bank of New York, un’istituzione fondata nel 1784 nientemeno che da uno dei promotori dell’internazionalizzazione delle banche centrali, Alexander Hamilton. La banca poi passò di mano e si fuse nel 2007 e ora si chiama The Bank of New York Mellon.
La replica del FMI all’accusa di non aver evitato lo scandalo, fu la solita : sviare immediatamente qualsiasi colpa, affermando di non aver avuto nessun controllo sul denaro, dopo che era arrivato nelle mani della Banca Centrale di Russia (CBR). Poi, visto che le rivelazioni sull’abuso e sulla scomparsa dei fondi continuavano, il FMI incaricò Pricewaterhouse Coopers di fare una audit sulla CBR ma i risultati di questa audit non sono mai stati resi pubblici.
Tuttavia, nel 1999, il governo russo ammise di aver occultato più di $ 50 miliardi di dollari in una banca-offshore-controllata nelle Channel Islands. Parte di questo denaro proveniva dai fondi del salvataggio del FMI. L’ex presidente della CBR , Sergey Dubinin , ha insistito sul fatto che il FMI fosse pienamente a conoscenza sul “CHI” dovesse prendere veramente quei fondi.
Putin è stato fatto sembrare un eroe da gran parte dei media main-stream, nel corso degli ultimi anni. La rivista TIME, una pubblicazione globalista di lunga data, recentemente ha pubblicato un articolo in prima pagina con questo slogan: “Un’America debole parla a vanvera. Una Russia ricca risorge— e al suo capo non importa quello che pensano gli altri.”
Questa Copertina del TIME è stata pubblicata in ogni paese in cui la rivista è distribuita, eccetto che negli Stati Uniti.
The Times of Britain ha dichiarato Putin ” Uomo dell’Anno 2013″ e tra i simpatizzanti del movimento per la Libertà, il culto di Putin è cresciuto fino a livelli preoccupanti. Direi che almeno la metà del nostro movimento crede veramente che Putin e la Russia siano una luce guida nella lotta contro la globalizzazione e contro il Nuovo Ordine Mondiale. Forse, perché molti cercano degli eroi che siano capaci di salvarli e non cercano di salvarsi da soli, con le proprie forze.
MOlti, qui in America, hanno celebrato la candidatura di Putin per il Premio Nobel per la Pace per il suo “intervento” nella crisi siriana come un riconoscimento, ma in realtà, si sarebbe dovuto commemorare solo il fallimento dell’amministrazione Obama, che si è invischiata in operazioni di guerra in una zona dove né gli USA né la Russia dovevano avere voce in capitolo.
Ricordiamoci che sia la Russia che gli Stati Uniti non sono altro che falsi duellanti che si battono in una falsa-arena-gladiatoria, ingaggiati dal FMI. La guerra contro la Siria è stata sventata perché le elite non sono riuscite a trovare l’appoggio di abbastanza americani che potessero rendere l’azione plausibile. Ogni guerra provocata ad arte ha bisogno che ci sia una percentuale di creduloni nella popolazione per essere giustificata.
Volete sapere perché la gente non li ha seguiti nel loro progetto ? Per gli sforzi instancabili di chi ha scritto e gridato dai media alternativi.
E’ stato il Movimento per la Libertà che ha raccontato tutte le bugie nascoste dietro l’insurrezione siriana; dietro l’attacco al Consolato a Bengasi, in Libia ; dietro al coinvolgimento della CIA con al-Qaeda a Damasco, ecc… E’ il Movimento della Libertà che merita l’ apprezzamento per aver fermato il programma globalista che voleva utilizzare la Siria come provocazione per un falso scontro tra Stati Uniti e Russia.
Eppure molti stanno esaltando il burattino delle elite, Putin , mentre lui si prende tutto il merito per quello che abbiamo fatto noi, con il nostro impegno continuo. L’aspetto più spaventoso di questo falso paradigma tra Oriente e Occidente è che è stato capace di ravvicinare tutti quelli che parlano di libertà qui, in America.
Se permetteremo che ci prendano per babbei o che si credano che siamo gente che fa il tifo per la Russia, o se vogliono mischiarci con quelli che stanno sempre dalla parte di chiunque non la veda come il nostro governo, allora avremmo perso la nostra battaglia. Saremo inghiottiti, anche noi, dalla marea della guerra, pur sapendo che di avere intorno solo delle comparse, solo dei falsi profeti, attori che ricitano una parte di un dramma umano.
La nostra missione, come Movimenti per la libertà, vuole un’America (e un mondo) veramente libera e sovrana, che non si confonda in mezzo al caos di una scacchiera dove si gioca una partita a livello mondiale. E’ ora di accettare che il destino di questo paese e forse di tutto il futuro della libertà umana sta poggiando esclusivamente sulle spalle della resistenza, di quella resistenza che facciamo noi, qui da casa.
Non c’è nessuna nazione, là fuori, nell’etere delle banche centrali che possa aiutarci. Prima verremo a patti con la realtà e prima ci renderemo conto di essere soli. Solo così potremp essere più forti, quando comincerà la lotta.

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